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10 Giugno 2026

Dove il granito sposa il silenzio: nasce in Gallura "La Tiara di Cervo"

Alfonso Dolce (fratello di Domenico) e Aldo Melpignano (Borgo Egnazia) aprono a Porto Cervo l'hotel più privato della Costa Smeralda

In Gallura la pietra ha il colore del grigio, il vento dominante è il maestrale e, per citare Michela Murgia, "il silenzio è ancora il dialetto più parlato". È esattamente in questo scenario, sulla vetta della collina di Liscia di Vacca che domina la Marina di Porto Cervo, che sorge La Tiara di Cervo: un complesso di 26 Grand Suite immerse in tre ettari e mezzo di macchia mediterranea incontaminata, dove ogni singolo affaccio si apre sul blu del mare.

Questo progetto, ambizioso e lontano dai cliché del turismo di massa, nasce dall'incontro e dal dialogo tra due figure di spicco del Mezzogiorno italiano: Alfonso Dolce (fratello minore di Domenico e presidente di Dolce & Gabbana) e Aldo Melpignano (l'imprenditore pugliese dietro il successo di Borgo Egnazia e fondatore di Egnazia Ospitalità Italiana, qui alla sua prima operazione in Sardegna).

Se per Melpignano la sfida è proporre un'accoglienza radicata e identitaria capace di rivaleggiare con i grandi colossi alberghieri internazionali, per Alfonso Dolce questo rifugio rappresenta il debutto assoluto nel settore dell'hospitality: «Il vero lusso risiede dove la natura è intatta», spiega Dolce. «Abbiamo immaginato questo spazio non per stupire, ma per garantire la privacy più totale, offrendo un lusso che si rivela lentamente».

La Tiara di Cervo, Porto Cervo (prezzi aggiornati per il 2026)

Firmata dall'architetto GianMaria Torno e dal suo TornoTeam, la struttura segue una filosofia costruttiva basata sulla misura e sulla matericità, evitando qualsiasi sfarzo che possa imporsi sul profilo della collina.

Le residenze utilizzano le risorse storiche del territorio gallurese, come la pietra locale lavorata da maestranze artigiane, il legno, gli intonaci lasciati grezzi e le tegole antiche recuperate da vecchi casolari.

Gli interni delle 26 Grand Suite celebrano l'identità locale, essendo arredati quasi interamente con manufatti di aziende e artigiani sardi.

Al centro della tenuta si trovano due piscine panoramiche che sembrano affiorare direttamente dalla roccia viva.

Nel punto più elevato della proprietà sorge la Penthouse, un'area da 715 metri quadrati complessivi tra interni ed esterni, dotata di rooftop panoramico, cucina all'aperto, solarium e vasca idromassaggio affacciata su Porto Cervo.

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La gestione unisce l'alto livello di un hotel a cinque stelle a una cura discreta e quasi impercettibile: la colazione viene servita direttamente in suite, ogni soggiorno è assistito da un local adviser dedicato e, su richiesta, è possibile disporre di uno chef privato. L'offerta benessere include sessioni di yoga all'aperto tra ulivi secolari e ginepri, attività pensate per i bambini e trattamenti rigeneranti privati.

Anche l'esperienza gastronomica parla la lingua del territorio grazie alla collaborazione con Lu Pisantinu, storico ristorante di Porto Cervo che propone la tradizione culinaria isolana, a partire dalla pasta fatta a mano come i chjusoni (i tipici gnocchetti della Gallura).

La scelta di costruire nel pieno rispetto dell'ambiente non è casuale, ma si ricollega direttamente alle origini di questo tratto di costa. Nel 1962, il principe l'Aga Khan – che fu tra gli storici ospiti proprio de Lu Pisantinu – fondò il Consorzio Costa Smeralda imponendo una regola rigidissima: edificare il meno possibile, integrando ogni struttura nel paesaggio circostante.

Il glamour internazionale è arrivato solo in un secondo momento, ma ha sempre dovuto rispettare quel vincolo originario. Non è un caso che, ancora oggi, il territorio della Costa Smeralda sia verde per il 96% e gli alberghi si contino sulle dita di una mano.

 

 

 

@Redazione Sintony News