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1 Giugno 2026

Cent'anni di Marilyn: il secolo del mito intramontabile

A distanza di decenni da quella tragica notte, il mistero sulla sua scomparsa rimane un capitolo aperto della storia contemporanea

Il primo giugno di cent'anni fa, tra le mura del County Hospital di Los Angeles, emetteva il suo primo vagito Norma Jeane Mortenson. Il mondo non poteva ancora sapere che quella bambina, nata in una calda giornata californiana, avrebbe riscritto le regole del divismo, trasformandosi in Marilyn Monroe: l'icona pop più potente, indelebile e tormentata del XX secolo. Una parabola unica, sospesa tra il bagliore accecante dei riflettori di Hollywood e il buio fitto delle dipendenze, riassunta in una delle sue frasi più celebri: «Siamo tutti delle stelle e meritiamo di brillare». Ma prima di splendere sul tetto del mondo, la sua vita è stata un percorso a ostacoli segnato dal dolore.

Dietro la maschera della bionda scintillante si nascondeva un'infanzia drammatica, ben lontana dalle favole cinematografiche. La madre, Gladys Pearl Monroe, aveva sposato in seconde nozze l'immigrato norvegese Martin Mortensen nel 1924, scoprendo la gravidanza solo dopo il divorzio. Incapace di gestire la neonata, ad appena due settimane dal parto Gladys affidò la piccola a una coppia di Hawthorne.

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Fu l'inizio di un calvario: alla madre venne diagnosticata una grave forma di schizofrenia paranoide, una patologia che la costrinse a continui ricoveri in istituti psichiatrici. Nonostante un breve tentativo di convivenza a Hollywood nel 1933, la malattia mentale della donna riesplose, condannando Norma Jeane a un doloroso pellegrinaggio tra varie famiglie affidatarie e lunghi anni in orfanotrofio fino all'adolescenza.

La svolta arrivò a soli 16 anni nel 1942. Su consiglio della madrina Grace, pur di sfuggire alla tutela dei servizi sociali, la ragazza accettò di sposare James Dougherty, un giovane ventenne del quartiere. Poco dopo le nozze, il marito partì per il fronte bellico, costringendo Norma a rimboccarsi le maniche come operaia in una fabbrica di paracaduti. Fu proprio tra quei macchinari che il destino bussò alla sua porta: l'obiettivo del fotografo André De Dienes, incaricato di documentare il lavoro femminile nello sforzo bellico, ne colse l'acerba ma straordinaria bellezza, convincendola a posare come fotomodella. Era il passaporto per il cinema.

Come la cultura maschilista ha ucciso Marilyn Monroe

Dopo il debutto sul grande schermo nel 1947 con una breve apparizione in The Shocking Miss Pilgrim, la transizione da Norma Jeane a Marilyn Monroe – nome d'arte scelto unendo il cognome da nubile della madre a un omaggio all'attrice Marilyn Miller – compì i primi passi importanti. Sebbene Darryl Zanuck, potente capo della 20th Century Fox, la liquidasse inizialmente considerandola inadatta al cinema per un'asserita "insufficiente recitazione drammatica", il pubblico decretò un verdetto opposto.

Il primo ruolo da protagonista arrivò nel 1952 con La tua bocca brucia, ma fu il 1953 l'anno dell'esplosione planetaria. Pellicole cult come Niagara, Gli uomini preferiscono le bionde e Come sposare un milionario la consacrarono definitivamente come la "diva delle dive".

L'ascesa divenne inarrestabile nel 1955 con Quando la moglie è in vacanza. La scena del vestito bianco sollevato dal vento della metropolitana entrò istantaneamente nella storia del costume, regalandole una candidatura ai BAFTA nel 1956. Un successo professionale che, tuttavia, coincise con il naufragio del suo matrimonio con la leggenda del baseball Joe Di Maggio, durato appena un anno.

Cercando una costante legittimazione come attrice impegnata, Marilyn ottenne una prestigiosa nomination al Golden Globe con Fermata d'autobus (1956) e nello stesso anno sposò il celebre drammaturgo Arthur Miller. Ma la stabilità emotiva rimase un miraggio. Finita anche la storia con Miller, le cronache dell'epoca iniziarono a sussurrare con insistenza di un suo pericoloso avvicinamento agli ambienti politici di Washington, in particolare a Robert Kennedy, allora ministro della Giustizia.

Marilyn Monroe, storia di una diva hollywoodiana

I tormenti personali si rifletterono ben presto sul lavoro. Nel 1962, sul set del film Something's got to give diretto da George Cukor, la crisi divenne evidente: l'attrice si presentava costantemente in ritardo, spesso in uno stato quasi confusionale che rendeva impossibile girare. Quella pellicola non avrebbe mai visto la luce, rimanendo per sempre incompiuta.

La notte del 4 agosto 1962, a soli 36 anni, il mito si spezzò definitivamente. Marilyn Monroe venne trovata senza vita nella sua camera da letto, nella villa al numero 12305 di Fifth Helena Drive a Brentwood, Los Angeles. L'esame autoptico parlò chiaro: avvelenamento acuto da un mix letale di barbiturici e alcol.

A distanza di decenni da quella tragica notte, il mistero sulla sua scomparsa rimane un capitolo aperto della storia contemporanea. Overdose accidentale, suicidio o un omicidio orchestrato per mettere a tacere i segreti custoditi dalla diva? Interrogativi destinati a restare senza risposta, che non hanno fatto altro che alimentare la leggenda immortale di una donna che, a cento anni dalla nascita, continua a brillare nel firmamento della cultura mondiale.

 

 

@Redazione Sintony News