
Il 27 maggio debutta su Netflix (disponibile anche su Sky Glass, Sky Q e tramite l'app su Now Smart Stick) "Due spicci", l'attesissimo terzo capitolo animato firmato da Zerocalcare.
Prodotta da Movimenti Production, la serie segue il successo di Strappare lungo i bordi (2021) e Questo mondo non mi renderà cattivo (2023). Pur condividendo lo stesso universo narrativo e gli iconici personaggi nati dalla matita del disegnatore romano, questo nuovo lavoro si muove in totale autonomia, portando sul piccolo schermo una storia inedita e non collegata alle precedenti.
La trama: tra crisi economiche e fragilità umane. Al centro della narrazione troviamo Zero e Cinghiale alle prese con una sfida decisamente concreta: la gestione di un piccolo locale. La quotidianità dei due protagonisti viene rapidamente travolta da una tempesta di difficoltà economiche e personali, destinate a mettere a dura prova il loro storico equilibrio. A rendere la situazione ancora più complessa sarà l'ombra di vecchi fantasmi del passato e il peso di inedite responsabilità, che faranno emergere tutta la fragilità dei legami umani. In questo scenario non poteva certamente mancare l'Armadillo, la coscienza cinica e dissacrante del protagonista, che torna a essere magistralmente doppiato dall'attore Valerio Mastandrea.

Il significato del titolo: "I buffi" e i conti con il passato. Durante l'ultima edizione del Salone del Libro di Torino, Zerocalcare ha offerto al pubblico un'anteprima del progetto, proiettando i primi sei minuti della serie e svelando la filosofia dietro alla scelta del titolo. L'autore ha utilizzato la metafora del navigatore satellitare che ricalcola il percorso quando si trova davanti a una strada sbarrata, descrivendo quel senso di smarrimento tipico del tempo che passa.
«"Due spicci" non indica soltanto il denaro, ma anche "i buffi", i debiti in senso ampio: relazioni lasciate in sospeso, conti interiori e questioni irrisolte che prima o poi tornano a presentarsi», ha spiegato il fumettista.
Il fumettista non ha nascosto la natura intima di questo lavoro, definendolo profondamente legato al suo vissuto attuale: «È una serie crepuscolare perché anch’io sto vivendo un periodo così. Nella mia testa rappresenta la fine di una trilogia. È arrivato il momento in cui tirare le somme, si chiude un cerchio. L'esistenza dei personaggi non finisce, io l'ho vissuta come una resa dei conti. Non ho alcuna idea su cosa farò dopo».

La colonna sonora: il tocco nostalgico di Coez Ad accompagnare le atmosfere della serie c'è anche una prestigiosa collaborazione musicale. Coez ha infatti composto il brano originale Ci vuole una laurea, prodotto da Golden Years e pubblicato lo scorso 8 maggio come anticipazione del debutto televisivo. La canzone si sposa perfettamente con le corde della serie, fondendo malinconia e ironia in un racconto in note che esplora le fragilità personali, i rapporti umani messi alla prova e il tortuoso cammino verso la consapevolezza di sé. L'appuntamento è per il 27 maggio, per quello che si preannuncia come il capitolo più maturo e riflessivo dell'animazione firmata Zerocalcare.
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