
Esattamente quarant'anni fa, nel 1986, le sale cinematografiche venivano travolte da un rombo di motori destinato a cambiare per sempre la storia del cinema d'azione. Top Gun, il capolavoro diretto da Tony Scott, spegne 40 candeline, confermandosi un cult intramontabile che ha saputo unire l'adrenalina dei combattimenti aerei a una colonna sonora da Oscar.
Il film non è stato solo un successo commerciale, ma il vero trampolino di lancio per Tom Cruise. Sebbene l'attore avesse esordito nel 1981 con Franco Zeffirelli, è nei panni del ribelle Pete "Maverick" Mitchell che ha trovato la consacrazione globale, diventando l'icona che tutti conosciamo.
L'eredità del film è più viva che mai, rinvigorita dal trionfo di Top Gun: Maverick. Il sequel del 2022 non ha solo convinto la critica, ma ha sbancato il botteghino incassando oltre un miliardo di dollari, risultando il film più visto dell'anno. Un successo venato di commozione per il cast originale: l'anniversario arriva infatti a un anno dalla scomparsa di Val Kilmer (aprile 2025), l'indimenticabile rivale-amico Tom "Iceman" Kazinsky.
La genesi di Top Gun è stata tutt'altro che semplice. Il regista Tony Scott fu infatti licenziato e reintegrato per ben tre volte dalla produzione. Inizialmente per aver girato le scene d'apertura interamente al rallentatore, successivamente per un look giudicato troppo provocante dell'attrice Kelly McGillis.
Infine, per aver filmato i piloti con le visiere dei caschi abbassate, rendendo impossibile distinguere i volti degli attori durante i combattimenti.
Proprio sul set nacquero momenti iconici frutto dell'imprevisto: il celebre bacio tra Maverick e Charlie fu un'improvvisazione di Tom Cruise, nata per coprire una battuta dimenticata. Scott ne rimase talmente colpito da decidere di non ripetere la scena.
Prima che Cruise ottenesse la parte, la lista dei candidati era lunghissima: da Michael J. Fox a Sean Penn, passando per Patrick Swayze. Per il ruolo di Charlie, ispirato alla matematica reale Christine "Legs" Fox, si erano fatte avanti anche Demi Moore e Brooke Shields. Il film vide inoltre il debutto di una giovanissima Meg Ryan nel ruolo della moglie di "Goose".
L'ispirazione per il soggetto arrivò da un articolo del 1983 sulla rivista California Magazine, che raccontava l'addestramento d'élite nella base di Miramar a San Diego.
Nonostante il glamour e i premi (tra cui l'Oscar per la miglior canzone a Take My Breath Away di Giorgio Moroder), la produzione fu segnata dal dolore. Il pilota acrobatico Arthur Scholl perse la vita nell'Oceano Pacifico durante l'esecuzione di una virata errata.
@Redazione Sintony News