
Nel convento di Sant’Antonio da Padova, nella regione spagnola della Castiglia-La Mancia, undici suore francescane portano avanti una particolare missione: salvare dall’estinzione il rarissimo coniglio gigante spagnolo.
Questa razza rappresenta molto più di una semplice curiosità zoologica. In Spagna, infatti, i conigli giganti custodiscono un importante valore storico e culturale. Durante la guerra civile spagnola e negli anni difficili del dopoguerra, questi animali furono essenziali per sfamare famiglie, orfanotrofi e comunità segnate dalla fame. Le loro dimensioni imponenti, la rapidità nella riproduzione e la qualità della carne li trasformarono in una risorsa indispensabile nei periodi più drammatici vissuti dal Paese. Ogni femmina può partorire fino a 22 piccoli al mese, una capacità che in passato contribuì alla sopravvivenza di moltissime persone.

Con il trascorrere degli anni, però, questa razza è diventata sempre più rara, fino a rischiare la scomparsa. Ed è proprio in questo contesto che le religiose francescane hanno deciso di intervenire. La storia del progetto ebbe inizio oltre trent’anni fa, quando i genitori di suor Consuelo Peset Laudeña regalarono alla figlia una coppia di conigli destinati all’allevamento domestico. Soltanto molto tempo dopo le suore scoprirono che quegli animali appartenevano a una varietà ormai rarissima. Da quel momento, il piccolo allevamento del convento si è trasformato in un autentico programma di conservazione genetica.
Con il sostegno delle autorità locali, le religiose hanno realizzato una fattoria specializzata, investendo migliaia di euro per adeguare le strutture. Oggi ogni esemplare viene seguito con estrema attenzione attraverso microchip identificativi, registri genealogici, controlli veterinari periodici e schede alimentari dettagliate. Anche temperatura, ventilazione e igiene degli ambienti vengono monitorate costantemente per garantire il benessere degli animali. Tre suore si occupano quotidianamente dell’allevamento. Ogni mattina suor Consuelo controlla uno a uno i conigli, osservandone il comportamento, l’appetito e perfino l’odore dell’urina, così da individuare tempestivamente eventuali segnali di malattia. Le gabbie vengono pulite a giorni alterni e sanificate completamente una volta alla settimana. Quando nascono i cuccioli, l’attenzione aumenta ulteriormente e le verifiche diventano giornaliere.

I risultati del progetto sono già evidenti: soltanto nei primi mesi del 2026, nel convento sono nati 90 cuccioli. Anche l’alimentazione viene studiata con precisione. Fieno, mais e orzo vengono dosati accuratamente per mantenere il peso ideale degli animali, mentre le femmine che allattano ricevono una dieta più ricca e nutriente. Le suore non possono commercializzare i conigli. L’autorizzazione concessa dalle autorità consente infatti esclusivamente un allevamento destinato al consumo personale. Per questo motivo gli animali vengono donati a scuole, allevatori autorizzati e spazi educativi, con l’obiettivo di far conoscere la razza e incrementarne progressivamente la popolazione.
Per sostenere economicamente il progetto, le religiose producono dolci artigianali e gelati venduti nel negozio accanto al convento. Alla base dell’iniziativa non c’è soltanto la volontà di salvare una specie rara, ma anche una profonda motivazione spirituale. Le francescane spiegano infatti di ispirarsi alla Laudato Si’ di Papa Francesco e al principio della custodia del creato, trasformando la cura di questi animali in una vera missione ambientale e religiosa.
Letizia Demontis