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8 Maggio 2026

"Vietato accavallare le gambe": l'insolito divieto che infiamma la polemica sui taxi a Milano

Consultando il regolamento del Comune di Milano che disciplina il servizio pubblico da piazza non esiste alcuna norma, comma o postilla che autorizzi il conducente a imporre simili restrizioni ai passeggeri

Non bastavano le code interminabili in stazione, le polemiche sui POS fuori servizio o l'eterna guerra con Uber. Il trasporto pubblico non di linea all’ombra della Madonnina si arricchisce di un nuovo, bizzarro capitolo che sta facendo il giro dei social: il divieto di accavallare le gambe a bordo.

La segnalazione arriva da un passeggero che, sorpreso dalla richiesta, ha immortalato un cartello affisso al poggiatesta del sedile anteriore di un taxi meneghino. L'avviso non lascia spazio a interpretazioni: un simbolo di divieto d'accesso accompagnato dalla scritta perentoria: "Vietato accavallare le gambe".

L'ironia sul web è divampata immediatamente. L'autore dello scatto ha accompagnato l'immagine con un commento sferzante: «I taxi a Milano trovano sempre nuovi modi per farsi amare e offrire un servizio di livello». La foto è diventata in poche ore il simbolo di un rapporto, quello tra tassisti e utenza, spesso teso e costellato di incomprensioni.

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Se infatti i disagi legati alla scarsità di licenze o al rifiuto delle carte di credito sono ormai cronaca quotidiana, l'ingerenza nella postura del cliente rappresenta una novità assoluta. Consultando il regolamento del Comune di Milano che disciplina il servizio pubblico da piazza, infatti, non esiste alcuna norma, comma o postilla che autorizzi il conducente a imporre simili restrizioni ai passeggeri.

Ma da dove nasce un divieto così singolare? Per trovare un precedente bisogna scavare tra le testimonianze degli utenti della concorrenza. Qualche mese fa, su Reddit, una donna aveva denunciato un episodio simile avvenuto a bordo di un veicolo Uber. In quel caso, l'autista l'aveva "sgridata" intimandole di non incrociare le gambe subito dopo la chiusura della portiera.

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La motivazione addotta dal conducente, allora, era legata a una presunta misura di sicurezza: secondo la sua teoria, le gambe accavallate potrebbero servire a occultare armi o oggetti contundenti da utilizzare contro l'autista. Una spiegazione che, tuttavia, non trova riscontro in alcun protocollo di sicurezza ufficiale, né per i taxi né per le piattaforme di ride-hailing come Uber.

Mentre i passeggeri si chiedono se il prossimo cartello riguarderà il tono di voce o il tipo di profumo indossato, resta il dato oggettivo: il tassista è tenuto a garantire un trasporto sicuro ed efficiente seguendo le linee guida comunali. Imporre regole "fai-da-te" sulla postura non solo rischia di alienare ulteriormente la clientela, ma espone i lavoratori a critiche sulla professionalità del servizio in un momento in cui la reputazione della categoria è già sotto la lente d'ingrandimento.

 

 

@Redazione Sintony News