
Quella che fino a poco tempo fa sembrava una realtà immutabile si è trasformata in una svolta significativa: quasi 1.500 beagle destinati alla sperimentazione scientifica non verranno più utilizzati nei laboratori. Negli Stati Uniti è stato raggiunto un accordo tra le organizzazioni Big Dog Ranch Rescue e Center for a Humane Economy e il centro Ridglan Farms, situato nello stato del Wisconsin. L’intesa ha consentito l’acquisizione della maggior parte degli animali presenti nella struttura, pari a circa tre quarti dei 2.000 cani allevati nel sito.
I dettagli economici non sono stati resi noti, ma gli effetti sono già concreti: i primi gruppi di beagle stanno lasciando il centro. Resta però incerto il destino degli esemplari esclusi dall’accordo, mentre le operazioni di trasferimento proseguono progressivamente.
La liberazione degli animali è arrivata al termine di settimane particolarmente tese, caratterizzate da un’intensa attenzione mediatica. Tra le voci più note a sostegno della causa si distingue quella dell’attore Ricky Gervais, che ha contribuito ad amplificare la visibilità della vicenda.
A metà aprile, circa mille attivisti si sono radunati nei pressi di Blue Mounds nel tentativo di entrare nella struttura, dando origine a scontri con le forze dell’ordine. La risposta è stata decisa: gas lacrimogeni, spray al peperoncino e proiettili di gomma sono stati impiegati per disperdere la folla. Il bilancio finale è di 29 arresti e diverse imputazioni. Parallelamente, è stata avviata una causa federale contro le autorità, accusate di aver fatto ricorso a un uso eccessivo della forza.
Già nel mese precedente, un gruppo di attivisti era riuscito a portare via 30 cani durante un’irruzione notturna, contribuendo ad aumentare ulteriormente l’attenzione pubblica sul caso.

Per i beagle si apre ora una fase complessa e fondamentale. Gli animali vengono trasferiti in strutture tra Florida e Alabama, dove ricevono cure veterinarie, vaccinazioni e microchip. La sfida principale riguarda però l’aspetto comportamentale.
Molti di questi cani non hanno mai vissuto in un contesto domestico: non conoscono la vita in famiglia, il contatto quotidiano con le persone né abitudini semplici come camminare al guinzaglio. Per questo motivo saranno seguiti da specialisti in un percorso graduale di recupero, indispensabile prima dell’inserimento nelle famiglie adottive.

Il centro Ridglan Farms ha sempre respinto le accuse di maltrattamento, nonostante un’indagine abbia evidenziato pratiche sugli occhi non conformi agli standard veterinari. Nel 2025, la struttura aveva già accettato di rinunciare alla licenza statale, evitando così possibili conseguenze penali.
Le organizzazioni coinvolte nell’accordo sottolineano che l’operazione è stata condotta nel pieno rispetto della legalità, con l’obiettivo di garantire agli animali un futuro migliore, lontano dalla sperimentazione.

Per molti attivisti si tratta di un risultato atteso da oltre un decennio. Pur non avendo partecipato direttamente all’accordo, il loro impegno è stato determinante nel portare alla luce la situazione, trasformando un caso locale in una questione di rilevanza nazionale.
Ora l’attenzione si concentra sulla fase successiva: offrire a questi 1.500 beagle una seconda possibilità. Da animali destinati alla ricerca a compagni di vita in nuove famiglie, il loro percorso rappresenta una trasformazione profonda, tanto complessa quanto significativa.
Letizia Demontis