
Modernizzare il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) senza snaturarne i valori fondanti, ma trasformandolo radicalmente per renderlo più prossimo ai bisogni dei cittadini, in particolare dei più vulnerabili. È questo il cuore della sfida lanciata dal Ministro della Salute, Orazio Schillaci, che ha presentato alle Regioni le linee guida di una riforma definita "un'occasione storica" per l'Italia.
Il piano, che si concretizzerà a breve in un decreto-legge, punta tutto sul potenziamento della medicina territoriale e su una nuova architettura organizzativa per i medici di medicina generale.

Il pilastro della riforma è l'integrazione strutturale dei medici di famiglia all'interno delle Case di Comunità. La novità più eclatante riguarda lo status giuridico dei professionisti: I medici di base, oggi liberi professionisti convenzionati con le Asl, avranno la possibilità di scegliere — su base volontaria — di diventare dipendenti pubblici.
Per chi aderirà, il trattamento sarà equiparato a quello dei colleghi ospedalieri.
Il sistema attuale non verrà cancellato, ma affiancato da questa nuova opzione, creando un regime ibrido che potrebbe evolversi nel tempo.
L'obiettivo è trasformare la medicina generale in una vera e propria specializzazione, rendendola più attrattiva anche attraverso un adeguamento del trattamento economico.
Le Case di Comunità, finanziate dai fondi del PNRR, rappresentano la trincea avanzata di questa riforma. Al termine del 2025, ne risultavano attive 781 su un totale previsto di 1.715. Il cronoprogramma del Ministero è serrato: la piena operatività dell'intera rete dovrà essere raggiunta entro il 30 giugno 2026.

In queste strutture non opereranno solo i medici di base, ma vere équipe multidisciplinari con pediatri, infermieri, specialisti e assistenti sociali, con il fine ultimo di alleggerire il carico dei pronto soccorso e degli ospedali, gestendo in loco cronicità e fragilità.
Il successo della riforma dovrà scontrarsi con una realtà demografica professionale drammatica. Secondo i dati della Fondazione Gimbe, tra il 2019 e il 2024 l'Italia ha perso oltre 5.000 medici di base. Attualmente la carenza stimata supera le 5.700 unità, con una pressione insostenibile sui professionisti rimasti, che seguono mediamente più di 1.300 assistiti a testa.
Proprio per invertire questa tendenza, Schillaci propone di superare l'attuale sistema di retribuzione basato puramente sul numero di pazienti, introducendo meccanismi legati alle prestazioni territoriali e alla gestione attiva delle cronicità.
Il percorso politico della riforma è alle battute finali. Il via libera delle Regioni è atteso per il mese di maggio, dopo un primo riscontro sostanzialmente positivo alla bozza, sebbene permangano sfumature legate alle diverse aree politiche.
Più complessa si annuncia la trattativa con i sindacati di categoria, che appaiono frammentati e, in alcuni casi, pronti a dare battaglia per difendere l'attuale modello di convenzionamento. Per il Ministro Schillaci, tuttavia, non c'è tempo da perdere: "Non possiamo perdere questa occasione, dobbiamo fare presto per dare agli italiani una sanità più efficiente".
@Redazione Sintony News