
Il decreto Sicurezza è stato definitivamente convertito in legge dopo il voto finale della Camera dei deputati. Montecitorio ha approvato il provvedimento con 162 voti favorevoli, 102 contrari e un’astensione, al termine di una lunga maratona parlamentare durata due giorni e preceduta dal voto di fiducia chiesto dal governo.
L’approvazione chiude uno dei passaggi più controversi delle ultime settimane, segnato da forti polemiche politiche, proteste delle opposizioni e rilievi istituzionali su alcune norme contenute nel testo, in particolare quella relativa agli incentivi agli avvocati nei procedimenti di rimpatrio volontario dei migranti. Proprio per correggere quel punto contestato, subito dopo il voto era previsto un Consiglio dei ministri convocato direttamente nei locali del governo alla Camera, con l’obiettivo di varare un decreto correttivo parallelo.

Il voto finale è stato preceduto da un acceso scontro simbolico in Aula, alla vigilia del 25 Aprile. I deputati delle opposizioni avevano aperto la seduta intonando “Bella ciao”, richiamando il valore della Liberazione dal nazifascismo. Poco prima del via libera definitivo, i parlamentari di Fratelli d’Italia hanno risposto cantando l’Inno di Mameli.
Tensione anche dopo un intervento di Gianfranco Rotondi, che ha attaccato la sinistra con parole che hanno provocato proteste e cori dai banchi dell’opposizione.

Il provvedimento introduce un pacchetto ampio di misure su ordine pubblico, immigrazione e tutela delle forze dell’ordine. Tra i punti principali:

Con il via libera definitivo della Camera, il decreto entra ora in vigore, ma il confronto politico appare tutt’altro che chiuso. Le opposizioni annunciano battaglia nelle piazze, nei tribunali e in Parlamento, mentre la maggioranza rivendica un intervento necessario per garantire maggiore sicurezza ai cittadini.
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