
La tregua forzata nel settore della logistica durerà poco meno di un mese. Dopo la drammatica sospensione del fermo di questa settimana, il coordinamento Unatras (che rappresenta oltre il 90% delle imprese del comparto) ha ufficializzato una nuova mobilitazione nazionale: i camion si fermeranno per cinque giorni consecutivi, dalle 00:01 del 25 maggio alle 24:00 del 29 maggio 2026.
Una decisione che suona come un ultimatum al Governo, accusato di un "silenzio assordante" di fronte a un'emergenza carburante che sta portando migliaia di aziende sull'orlo del fallimento.
L’annuncio arriva in un clima di forte tensione interna al settore. La protesta indetta nei giorni scorsi da Trasportounito era stata interrotta a causa della morte di un autotrasportatore campano di 55 anni, travolto da un’auto sull’A1 mentre allestiva un presidio a San Nicola la Strada.

Unatras ha preso nettamente le distanze dalle modalità di quella protesta, definendo l'azione della sigla autonoma "unilaterale" e rischiosa per i lavoratori stessi, poiché attuata ignorando i richiami della Commissione di Garanzia. Il nuovo fermo di fine maggio, invece, è stato proclamato con il rigore del preavviso di 25 giorni, assicurando il rispetto dei servizi minimi e delle normative vigenti.
La crisi è guidata da un dato economico insostenibile: il gasolio stabilmente sopra i 2 euro al litro, che secondo le stime genera un extracosto annuo di circa 9.000 euro per ogni singolo mezzo pesante. Per evitare il collasso, i camionisti chiedono interventi immediati e strutturali: un indennizzo di 200 euro ogni 1000 litri di gasolio, stop ai versamenti contributivi e fiscali per le imprese in difficoltà, l'attivazione di un quadro di sostegni temporanei a livello UE e rafforzamento degli strumenti per l'adeguamento automatico delle tariffe al costo del carburante.

Se il Governo non aprirà un tavolo di confronto serio entro il 25 maggio, l'impatto sulla vita quotidiana dei cittadini sarà inevitabile. Il trasporto su gomma rappresenta l'arteria vitale dell'economia italiana e un blocco di cinque giorni comporterebbe: possibili carenze di generi alimentari freschi nei punti vendita, ritardi critici nella consegna di materie prime e componentistica e un ulteriore aumento dei prezzi al consumo dovuto ai costi logistici.
«Il tempo delle risposte interlocutorie è finito», avverte Unatras. La palla passa ora all'Esecutivo: la sfida è trovare una quadra economica prima che i motori dell'Italia si spengano di nuovo, questa volta per un'intera settimana lavorativa.
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