
In un momento di altissima tensione geopolitica, dove i toni tra Washington e Roma si fanno incendiari, la risposta dell'Iran alle provocazioni di Donald Trump arriva da una direzione inaspettata e con un linguaggio decisamente insolito: quello dei social media e dell'ironia.
Mentre il tycoon accusava Giorgia Meloni di mancanza di "coraggio" e profetizzava un'Italia "saltata in aria in due minuti" per mano di Teheran, l'ambasciata iraniana in Thailandia ha scelto la via del soft power e del "trolling" digitale per smontare la narrazione della Casa Bianca.
Con un post su X che rompe il flusso di comunicati bellici, la rappresentanza diplomatica iraniana ha pubblicato un messaggio dai toni quasi affettuosi verso il nostro Paese. «Perché dovremmo fare del male all'Italia?», si legge nel post, che prosegue con una vera e propria dichiarazione d'amore per le eccellenze italiane.
Why would we hurt Italy?
— Iran Embassy in Thailand ☫ (@IranInThailand) April 14, 2026
We love Italian people, soccer, and food and we love Rome, Rimini, Pisa, Milan, Venice, Sardegna, Florence, Naples, Genova, Turin Sicily, and everything in between. 🇮🇹
La lista delle preferenze iraniane è lunga e dettagliata: si va dal calcio al cibo, passando per le grandi città d'arte come Roma, Firenze e Venezia, fino a toccare mete balneari e paesaggistiche come Rimini, la Sicilia e la Sardegna. Un tentativo palese di separare il sentimento verso il popolo italiano dalle scelte politiche del governo, cercando di accreditarsi come un interlocutore che apprezza la cultura mediterranea piuttosto che un aggressore imminente.
Oltre ai messaggi concilianti, l'attività social delle ambasciate iraniane (inclusa quella in Sudafrica) si è distinta per una strategia comunicativa "troll" volta a ridicolizzare la figura del Presidente americano.
Una grafica ha trasformato lo slogan elettorale Trump 2028 in un meno rassicurante "Trump 20,28 dollari al gallone", giocando sulla paura degli elettori per l'aumento dei prezzi del greggio a causa del conflitto.

È diventata virale l'immagine del tycoon in stile anni Ottanta, con tanto di sintetizzatore e abbigliamento eccentrico, intento a suonare una canzone intitolata "Blockade". Un modo per sbeffeggiare i suoi ripetuti annunci di voler chiudere lo Stretto di Hormuz.
Al giornalista Eric Daugherty, che ipotizzava un Iran pronto alla resa davanti ai blocchi navali, l'account ufficiale ha risposto con un laconico e poco diplomatico: «Cos’hai fumato?».
Nonostante l'apparente leggerezza, questa "diplomazia dei meme" nasconde una strategia precisa: isolare Donald Trump sul piano internazionale e comunicativo, presentandolo come una figura iperbolica e poco credibile, mentre si cerca di mantenere un canale di simpatia aperto con l'opinione pubblica europea.
@Redazione Sintony News