
Le serrande abbassate non sono più solo un’impressione visiva, ma un dato statistico drammatico. Negli ultimi dieci anni, il volto delle nostre città è cambiato profondamente: oltre 86mila negozi di vicinato sono scomparsi, con un crollo che tocca le 106mila unità se si guarda al picco massimo registrato nel 2018. È quanto rivela la prima edizione dell'Osservatorio Reciprocità e Commercio locale di Nomisma, presentato oggi a Bologna.
Il report delinea un’Italia a due velocità, dove alla "desertificazione commerciale" del commercio tradizionale si contrappone una sorprendente tenuta dell'occupazione e il boom dei servizi.

Il dato nazionale parla di una contrazione della rete fisica del 6,7%, ma il saldo degli occupati racconta una storia diversa: il numero di addetti è cresciuto mediamente del 21,2%. Questo paradosso è spiegato dalla trasformazione dei locali commerciali da luoghi di vendita a luoghi di servizio e ristoro.
La ristorazione è il vero motore, con un incremento del 26,2% delle unità e un balzo del 69,4% degli addetti.
Il settore tessile e dell'abbigliamento è quello più colpito, con 55.570 chiusure (-21,4%). Seguono a ruota cultura e svago, che vedono sparire quasi un negozio su tre (-28%).

Resistono i settori legati alla cura della persona e all'edilizia. Le ferramenta, in particolare, segnano una crescita dei ricavi record del 41%, spinte negli ultimi anni dai bonus governativi.
Il fenomeno non è omogeneo lungo la penisola. Mentre molte grandi metropoli soffrono il calo dei punti vendita di prossimità, alcune realtà meridionali mostrano una controtendenza inaspettata.
La «desertificazione commerciale» colpisce quasi tutte le città metropolitane: Bari (-14,8%), Roma (-9,7%), Torino (-9,3%) e Bologna (-8,3%), mentre tiene il sud, con Napoli (+4,6%), Messina (+1,1%) e Reggio Calabria (+1,9%). I cali più drastici si registrano ad Ancona (-21,3%) e Pesaro-Urbino (-20%). Sul fronte occupazionale, i record di crescita degli addetti spettano a Matera (+37,2%), Sassari (+36,8%) e Siracusa (+35,9%).

«Le performance migliori», ha spiegato Francesco Capobianco di Nomisma, «sono spesso legate a fattori esterni come il boom del turismo o l'eredità dei bonus edilizi, che hanno sostenuto settori specifici».
Un capitolo preoccupante del rapporto riguarda il mercato immobiliare. Nonostante la crisi del commercio di vicinato, le dinamiche di prezzo sono schizofreniche. Se da un lato il valore di acquisto dei locali commerciali è calato mediamente del 9% (con punte del -35,8% ad Ancona e -22,8% a Roma), i canoni di locazione sono aumentati del 12,9%.
A Milano, ad esempio, a fronte di un calo del 7% dei prezzi di compravendita, gli affitti sono saliti del 16,1%. Questa forbice rischia di strozzare ulteriormente i piccoli commercianti indipendenti, incapaci di sostenere canoni crescenti a fronte di margini sempre più ridotti.
@Redazione Sintony News