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9 Aprile 2026

Caldo e siccità estremi saranno 5 volte più frequenti entro il 2090

Le conseguenze di questo mix di temperature torride e assenza di piogge sono devastanti e multidimensionali

Non è più una proiezione remota, ma una minaccia statistica che pende sulla testa di miliardi di persone. Secondo un nuovo studio guidato dall'Università Oceanica della Cina e pubblicato sulla rivista Geophysical Research Letters, entro la fine del secolo il 30% della popolazione globale vivrà in condizioni di caldo e siccità estremi.

I ricercatori avvertono che questi eventi combinati, definiti "composti" per la loro capacità di auto-alimentarsi, avranno una frequenza cinque volte superiore rispetto a oggi, con picchi critici previsti intorno al 2090.

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L'impatto di questa trasformazione climatica non sarà uniforme. Lo studio individua una fascia di vulnerabilità estrema che coinvolge circa 2,6 miliardi di persone, concentrate soprattutto nelle aree tropicali e nelle nazioni a basso reddito lungo l'Equatore.

Le conseguenze di questo mix di temperature torride e assenza di piogge sono devastanti e multidimensionali. Agricoltura: distruzione dei raccolti e impennata globale dei prezzi alimentari.

Incendi: aumento esponenziale dei roghi boschivi, con conseguente ulteriore rilascio di CO2.

Salute pubblica: un drastico incremento della mortalità, che non colpirà solo i soggetti fragili ma anche, per la prima volta in modo massiccio, i lavoratori all'aperto.

Siccità, caldo e clima "estremo" saranno 5 volte più frequenti: lo studio e  l'allarme - TeleOne

Il dato più amaro che emerge dalla ricerca è quello che gli autori definiscono una "enorme ingiustizia". I Paesi che pagheranno il prezzo più alto, come le piccole isole di Mauritius e Vanuatu, sono proprio quelli che storicamente hanno contribuito in minima parte alle emissioni di gas serra.

"Le nostre simulazioni dimostrano in modo inequivocabile che queste trasformazioni non sono guidate da cicli naturali, ma direttamente dalle emissioni umane di CO2", spiegano gli scienziati. Un concetto ribadito con forza da Monica Ionita, climatologa dell'Istituto Alfred Wegener e co-autrice dello studio: "Questo dato dovrebbe obbligarci a una riflessione molto più profonda sulle nostre azioni future".

Nonostante lo scenario sia cupo, i modelli climatici offrono ancora una speranza. Se le emissioni venissero ridotte drasticamente, seguendo i binari tracciati dagli Accordi di Parigi, la frequenza di questi eventi estremi potrebbe essere notevolmente mitigata.

"Le scelte che compiamo oggi influenzeranno direttamente la vita quotidiana di miliardi di persone in futuro", ha concluso Di Cai, coordinatore della ricerca. La scienza, dunque, consegna alla politica e alla società civile un aut-aut: agire sulle emissioni ora o rassegnarsi a un pianeta dove la sopravvivenza in vaste aree del mondo diventerà una sfida quotidiana.

 

 

@Redazione Sintony News