
Un meccanismo perverso che sembra ignorare le leggi del mercato e le quotazioni internazionali. Mentre il barile di greggio registra picchi al ribasso, i cartelloni delle stazioni di servizio italiane continuano a segnare cifre da capogiro. A guidare la classifica dei rincari più selvaggi è, ancora una volta, la Sardegna, che si posiziona come la terza regione più cara d'Italia per la benzina, preceduta solo da Abruzzo ed Emilia Romagna.
La denuncia arriva forte e chiara dalle principali associazioni dei consumatori, che parlano apertamente di una "speculazione sulla pelle degli automobilisti".

Il dato che più indigna le associazioni è lo scollamento tra il costo della materia prima e il prezzo alla pompa. Nonostante il petrolio abbia fatto segnare un crollo del 16% nelle ultime 24 ore, i listini non solo non sono scesi, ma hanno continuato a salire imperterriti.
"È una vergogna", attacca Massimiliano Dona, presidente dell'Unione Nazionale Consumatori. "I prezzi sarebbero dovuti scendere già ieri vista la picchiata del petrolio. Invece oggi, secondo i dati del Mimit, salgono ovunque, sia sulla rete stradale che in quella autostradale. È la dimostrazione che si continua a speculare allegramente".
Questo fenomeno, definito dal Codacons come la "politica della doppia velocità", vede i prezzi schizzare verso l'alto non appena il greggio aumenta, per poi restare congelati (o continuare a salire) quando le quotazioni internazionali crollano.

La situazione è critica soprattutto per il diesel. Il Codacons segnala che in diverse aree del Paese il gasolio ha già superato quota 2,2 euro al litro. Un livello insostenibile per le famiglie e per il comparto dei trasporti, che rischia di innescare un effetto domino sui prezzi dei beni di prima necessità.
L'associazione sottolinea come le previsioni più fosche si stiano avverando: "Siamo stati gli unici a denunciare questo meccanismo. È scandaloso che, a fronte di un ribasso così netto della materia prima, nessuno abbia ridotto i listini medi".
Per i cittadini sardi la situazione è doppiamente penalizzante. L'Isola sconta già storicamente costi logistici più elevati, ma l'attuale fiammata dei prezzi la colloca stabilmente sul podio dei territori più colpiti a livello nazionale. La benzina in Sardegna non è solo un bene di consumo, ma una necessità primaria per gli spostamenti in un territorio con collegamenti ferroviari limitati, rendendo il caro-carburante una vera e propria tassa occulta sulla mobilità.
Secondo le rilevazioni del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), il trend al rialzo è diffuso e omogeneo, coinvolgendo sia i distributori a marchio sia le cosiddette "pompe bianche" (no-logo). Le associazioni dei consumatori ora chiedono interventi urgenti al Governo e alle autorità garanti per verificare eventuali intese restrittive della concorrenza o manovre speculative coordinate.
@Redazione Sintony News