News

Attualità
2 Aprile 2026

Rincari carburanti, la verità sui prezzi: i gestori non fanno il prezzo alla pompa

Tra accise, quotazioni internazionali e costi industriali, FIGISC smonta i falsi miti sulla responsabilità dei distributori

Negli ultimi giorni, il dibattito mediatico sui controlli nel settore della distribuzione carburanti ha generato una narrazione parziale e, in alcuni casi, distorta della realtà. FIGISC Confcommercio Sud Sardegna interviene con decisione per ristabilire i fatti e tutelare una categoria troppo spesso indicata come responsabile di dinamiche che non controlla.

Il primo punto da chiarire è fondamentale: i gestori degli impianti non determinano i prezzi alla pompa. Sono infatti obbligati ad applicare i listini stabiliti dalle compagnie petrolifere o dai retisti di riferimento, operando quindi senza alcun margine decisionale sul prezzo finale praticato ai consumatori.

A questo si aggiunge un ulteriore obbligo normativo: la comunicazione dei prezzi attraverso il portale del Ministero, da aggiornare a ogni variazione o almeno ogni sette giorni. Uno strumento nato per garantire trasparenza, ma che presenta da tempo criticità tecniche rilevanti.

“Quando la piattaforma non funziona correttamente – spiega il responsabile FIGISC Sud Sardegna, Salvatore Garau – i gestori rischiano sanzioni pur non avendo alcuna responsabilità. È una situazione paradossale che penalizza chi lavora nel rispetto delle regole e garantisce un servizio essenziale ai cittadini”.

Le difficoltà non si fermano qui. I gestori, infatti, devono sostenere importanti anticipazioni finanziarie per l’acquisto del carburante e affrontare gli effetti diretti dei rincari, il tutto con margini estremamente ridotti: circa 3-4 centesimi lordi per litro, pari a poco più dell’1% del prezzo finale, su cui gravano tutti i costi di gestione.

“Scaricare sui gestori accuse di speculazione è profondamente ingiusto – aggiunge Garau –. Le dinamiche dei prezzi nascono molto più a monte, tra quotazioni internazionali, costi industriali e fiscalità. Noi siamo semplicemente l’ultimo anello della catena, il più esposto ma anche il meno tutelato”.

Nel dettaglio, il prezzo alla pompa è composto per circa il 62% da accise e IVA, per il 28% dal costo industriale e solo per il restante 10% dalla filiera distributiva, all’interno della quale rientra anche il margine del gestore. Le reali determinanti del prezzo sono quindi legate ai mercati internazionali, alle quotazioni dei prodotti raffinati (Platts) e a meccanismi finanziari complessi.

Infine, sul tema delle cosiddette “accise mobili”, FIGISC evidenzia come, pur rappresentando un intervento auspicabile, l’impatto sul prezzo finale sarebbe comunque limitato, senza risolvere una criticità strutturale che coinvolge l’intero sistema.

FIGISC Confcommercio Sud Sardegna ribadisce quindi la necessità di un’informazione corretta, completa e aderente alla realtà, che tenga conto delle responsabilità lungo tutta la filiera e restituisca dignità a una categoria che opera ogni giorno con professionalità in un contesto sempre più complesso.

 

 

@Redazione Sintony News