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31 Marzo 2026

Orrore a Longobucco: cane trascinato da un pick-up, è giallo sulle cause della morte

Un episodio di una violenza visiva inaudita che ha immediatamente sollevato un'ondata di sdegno nazionale, richiamando alla mente altri recenti e gravi casi di maltrattamento animale denunciati in Sardegna

Un’immagine che toglie il fiato e scuote nel profondo la coscienza civile. Arriva da Longobucco, nel cuore della Sila cosentina, lo scatto diventato virale in poche ore che ritrae la carcassa di un cane legato per il collo al gancio di traino di un pick-up e trascinato sull'asfalto. Un episodio di una violenza visiva inaudita che ha immediatamente sollevato un'ondata di sdegno nazionale, richiamando alla mente altri recenti e gravi casi di maltrattamento animale denunciati in Sardegna.

 

Al momento, la dinamica dei fatti resta avvolta nel mistero. Il conducente del mezzo si sarebbe giustificato sostenendo di aver trovato l'animale già privo di vita e di aver scelto quella modalità — definita dai testimoni "barbara" — per il trasporto della carcassa. Resta però il dubbio atroce: il cane è morto soffocato durante il trascinamento o era davvero già deceduto?

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Le autorità sono chiamate a fare chiarezza attraverso un’autopsia che stabilirà le reali cause del decesso. Si cercherà di capire se si tratti di un atto di indicibile crudeltà intenzionale o di una spaventosa, quasi grottesca, indifferenza verso la dignità di un essere vivente, seppur morto.

Sulla vicenda è intervenuta con fermezza l’onorevole Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente (LEIDAA), che ha condannato l’accaduto senza appello: «Siamo di fronte a un comportamento inaccettabile. È necessario accertare la verità: se fosse confermata la crudeltà, saremmo davanti all'ennesimo crimine che il Paese non può più tollerare».

L'onorevole ha poi ricordato che, grazie alla legge che porta il suo nome, le sanzioni per reati di questa gravità sono diventate severissime: la pena può arrivare fino a quattro anni di reclusione, accompagnata da multe che possono toccare i 60.000 euro.

La LEIDAA non è rimasta a guardare. L'associazione ha già sporto una segnalazione formale alle autorità competenti per sollecitare indagini rapide e accurate. «Siamo pronti a costituirci parte civile qualora si eserciti l’azione penale», ha concluso Brambilla, ribadendo l'impegno dell'organizzazione nel perseguire chiunque si macchi di reati contro gli animali.

 

 

 

 

@Redazione Sintony News