Con la celebrazione della Domenica delle Palme si è aperta ufficialmente la Settimana Santa, il momento più denso di significato del calendario liturgico cristiano. Oltre ai riti nelle parrocchie, questo periodo porta con sé antiche consuetudini alimentari che, ancora oggi, influenzano le abitudini di milioni di italiani.
Il fulcro di questa osservanza spirituale è il Venerdì Santo, giornata di silenzio e riflessione che commemora la Passione di Cristo, in cui la Chiesa cattolica prescrive il binomio del digiuno e dell'astinenza dalle carni.

Le modalità di questa penitenza sono codificate dal Diritto Canonico (canoni 1251-1252), che distingue nettamente tra due diverse pratiche. L'astinenza dalle carni: riguarda tutti i fedeli dai 14 anni in su. Vieta il consumo di carni rosse e bianche, inclusi midollo e derivati del sangue. Sono invece ammessi uova, latticini e pesce.
Il digiuno ecclesiastico: riservato ai maggiorenni fino ai 60 anni compiuti (salvo condizioni di salute particolari). Non consiste nel non mangiare affatto, ma nel consumare un unico pasto completo nell'arco della giornata, con la possibilità di due piccoli spuntini ("refezioni") che non eguaglino il pasto principale.
Questa sobrietà è raccomandata anche per il Sabato Santo, come forma di attesa meditativa fino alla solenne Veglia pasquale della sera.
L'esclusione della carne ha radici profonde che risalgono all'Antico Testamento. Storicamente, la carne era considerata un alimento energico e "riscaldante", capace di stimolare le passioni del corpo. Rinunciarvi significa, simbolicamente, esercitare un dominio sui propri istinti per elevare lo spirito.
In passato la regola era molto più rigida e proibiva anche i derivati (burro, uova, lardo); oggi la disciplina è più flessibile, ma resta il divieto di consumare cibi o bevande particolarmente ricercati o costosi, in linea con lo spirito di povertà della ricorrenza.
Nonostante la secolarizzazione, la tradizione del "pesce di venerdì" resta un pilastro culturale. Secondo le rilevazioni Coldiretti/Ixè, circa sette italiani su dieci onorano l'usanza.
A farla da padrone è il pesce azzurro (alici, sardine, sgombri), scelto dall'82% dei consumatori. Si tratta di una scelta che sposa perfettamente il precetto religioso: è un alimento "umile" e dai costi contenuti, ma dal profilo nutrizionale eccellente grazie agli Omega-3.
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