
Non è un gioiello, non è una maschera, ma un dispositivo metallico che imprigiona il volto. La collezione Primavera/Estate 2026 di Maison Margiela, approdata online e negli store lo scorso 11 marzo, ha segnato l'esordio ufficiale di Glenn Martens alla direzione creativa del brand. E il suo biglietto da visita non poteva essere più disturbante: un mouthpiece d'argento che ha trasformato la passerella in un incubo d'alta moda.
L'accessorio, venduto sulle piattaforme di lusso a circa 750 euro, è diventato immediatamente il simbolo di una nuova estetica che flirta con l'orrore e il concettualismo più estremo.

L'impatto visivo è immediato e violento. Impossibile non pensare a Hannibal Lecter, l’iconico cannibale interpretato da Anthony Hopkins. Se nel film la maschera serviva a contenere la furia omicida, quella di Margiela sembra voler contenere l’identità stessa.
Il dispositivo applicato alla bocca dei modelli richiama all'esterno le celebri "four stitches" (le quattro cuciture bianche, marchio di fabbrica del brand), ma la sua funzione va oltre il logo: blocca la mandibola, impedendo di parlare o sorridere, irrigidisce il viso in una smorfia che oscilla tra lo sbadiglio, l'urlo di dolore e il ghigno grottesco, annulla l'espressività individuale a favore di un'omologazione forzata.
Maison Margiela conferma la sua vocazione alla provocazione intellettuale.
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