
Trentatré anni di cella per una strage mai commessa. Il calvario di Beniamino Zuncheddu, il pastore sardo assolto nel 2024 per l'eccidio di Sinnai del 1991, diventa oggi il motore di una riforma legislativa che punta a colmare un vuoto di umanità nel sistema giudiziario italiano. È stata presentata ufficialmente in Parlamento la proposta di legge che porta il suo nome, un'iniziativa popolare nata dal Partito Radicale e fatta propria da Forza Italia.
L'obiettivo è semplice quanto vitale: garantire un sostegno economico immediato a chi, dopo essere stato in custodia cautelare o in carcere, viene assolto con formula piena.

Il cuore della "Legge Zuncheddu" risiede nella tempestività. Attualmente, chi subisce un'ingiusta detenzione deve affrontare iter burocratici e legali lunghissimi prima di ottenere un risarcimento dallo Stato. La proposta prevede invece l'erogazione di una provvisionale di 1.000 euro al mese.
Questi fondi servirebbero a garantire la sopravvivenza dignitosa della vittima nel periodo che intercorre tra l'uscita dal carcere e la decisione definitiva sul risarcimento totale, che spesso arriva dopo anni di battaglie legali.
"Quando esci dal carcere ti aprono il cancello e poi arrangiati, vivi e ti salvi come puoi", ha raccontato Zuncheddu in videocollegamento durante la conferenza stampa alla Camera. "Io, grazie a Dio, ho la famiglia che mi mantiene, nonostante tutte le spese che hanno già sostenuto per me".
La proposta è sostenuta da una massiccia partecipazione popolare. Irene Testa, tesoriera del Partito Radicale e Garante dei detenuti in Sardegna, ha annunciato la raccolta di 50.000 firme: "È importante che questa diventi una legge per tutti. Non possiamo permettere che chi è vittima dello Stato rimanga senza mezzi di sussistenza".

Alla presentazione hanno partecipato i vertici di Forza Italia, tra cui i capigruppo Paolo Barelli e Maurizio Gasparri. Quest'ultimo ha sottolineato l'urgenza di accelerare l'iter parlamentare: "Il caso di Zuncheddu è un estremo, ma ci sono troppe vite devastate, carriere distrutte e famiglie sul lastrico a causa della malagiustizia. Questa erogazione mensile serve a permettere loro almeno di sopravvivere".
Oltre all'aspetto economico, l'intervento di Beniamino Zuncheddu ha riacceso i riflettori sullo squilibrio di potere nelle aule di tribunale. "L'avvocato spesso non ha voce in capitolo", ha denunciato l'ex detenuto, "si trova da solo contro il giudice e il pubblico ministero. Sono due contro uno".
Se approvata, la norma segnerebbe un cambiamento storico nel rapporto tra cittadino e Stato, riconoscendo il dovere di quest'ultimo di non abbandonare chi ha privato ingiustamente della libertà.
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