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14 Marzo 2026

L’addio ai piccoli negozi: la desertificazione commerciale avanza, ma la Sardegna resiste

L'Isola mostra una resilienza sorprendente. Nella classifica delle dieci città italiane che hanno perso meno imprese tra il 2012 e il 2025, ben tre sono sarde

Le città italiane stanno cambiando volto, e non sempre nel modo in cui vorremmo. Il commercio di vicinato, quello fatto di insegne storiche e rapporti di fiducia, sta cedendo il passo a un nuovo ecosistema dominato da B&B e ristoranti. Secondo l'ultimo rapporto "Città e demografia d'impresa" redatto dall'Ufficio Studi di Confcommercio, tra il 2012 e il 2025 l'Italia ha perso ben 156mila punti vendita al dettaglio, una cifra che rappresenta oltre un quarto dell'intero comparto.

Il dato più allarmante riguarda la velocità del fenomeno: nel 2025 il tasso di desertificazione commerciale è accelerato al 3,1% annuo, contro il 2,2% dei periodi precedenti. A restare vuote sono soprattutto le vetrine del Nord, mentre i centri storici si popolano di attività ricettive e pubblici esercizi, cresciuti di 19mila unità.

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Il principale "colpevole" di questa metamorfosi è il commercio elettronico. I numeri non lasciano spazio a interpretazioni: se le vendite al dettaglio complessive sono cresciute del 14,4% tra il 2015 e il 2025, le piccole superfici sono rimaste completamente al palo (0,0%). Al contrario, l'online è quasi triplicato (+187%), passando dai 31,4 miliardi del 2019 ai 62,3 miliardi del 2025.

In questo scenario, il commercio fisico resiste solo se si specializza o se cambia "bandiera". Un ruolo cruciale è svolto dalle imprese a conduzione straniera: tra il 2012 e il 2025, mentre le ditte italiane calavano di 290mila unità, quelle estere crescevano di 134mila, garantendo un polmone occupazionale vitale con 194mila nuovi addetti.

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Nonostante il trend nazionale negativo, l'Isola mostra una resilienza sorprendente. Nella classifica delle dieci città italiane che hanno perso meno imprese tra il 2012 e il 2025, ben tre sono sarde:

Olbia seconda a livello nazionale con una perdita contenuta al -10,1%.

Cagliari uinta posizione con un calo del -14,4%.

Iglesias settima, con una flessione del -15,3%.

Questi dati indicano che, nonostante l'assalto dell'e-commerce, il modello di consumo sardo mantiene ancora un forte legame con il territorio e il punto vendita fisico, distanziandosi dalle performance drammatiche di città come Agrigento (-37,5%) o Ancona (-35,9%).

La crisi dei negozi tradizionali non colpisce l'Italia in modo uniforme. Il Nord evidenzia le ferite più profonde, con città come Belluno, Vercelli e Trieste che guidano la "lista nera" dei comuni con le maggiori chiusure. Al contrario, il Mezzogiorno registra una maggiore tenuta.

Cedolare secca per affitti brevi: vediamo!

Il cambiamento della composizione economica delle città è evidente: meno abbigliamento e ferramenta, più affitti brevi e ristorazione. Il turismo sta diventando il nuovo motore dei centri urbani, trasformando i locali commerciali in alloggi per turisti e bar, un'evoluzione che se da un lato garantisce vitalità economica, dall'altro pone sfide serie per i servizi ai residenti e l'identità dei quartieri.

 

@Redazione Sintony News