
Aveva partecipato come comparsa al film dedicato a Enzo Ferrari ricevendo un compenso di 300 euro, ma quella breve esperienza cinematografica gli era costata la revoca dell’intera pensione percepita nel 2022, pari a circa 34mila euro. Protagonista della vicenda è un pensionato di Modena che, nei giorni scorsi, ha ottenuto una decisione favorevole dalla Corte d’Appello di Bologna. I giudici hanno stabilito che l’uomo ha diritto a riavere le somme contestate. La notizia è stata riportata dal Corriere di Bologna.
Il pensionamento con Quota 100 e il sogno di partecipare al film
Secondo quanto ricostruito dal quotidiano, l’uomo aveva lasciato il lavoro nel 2020 grazie alla misura “Quota 100”, dopo aver raggiunto i requisiti richiesti: 62 anni di età e 38 anni di contributi. Nel 2022 aveva deciso di realizzare un piccolo sogno personale: partecipare come comparsa al film Ferrari, diretto da Michael Mann e interpretato da attori internazionali come Penelope Cruz e Adam Driver. Dopo essere stato selezionato dalla produzione, aveva preso parte a due giornate di riprese. La sua presenza nella pellicola dura soltanto pochi secondi e per quell’esperienza aveva ricevuto circa 300 euro, una cifra assimilabile a un rimborso spese.

La richiesta dell’Inps: restituzione di 34mila euro
Nel 2023 è arrivata però la comunicazione dell’Inps che ha cambiato radicalmente la situazione. L’ente previdenziale ha contestato la violazione delle norme sulla non cumulabilità dei redditi previste per chi è andato in pensione con “Quota 100”. Considerando la partecipazione al film come lavoro dipendente, l’istituto ha quindi disposto il recupero dell’intero importo della pensione percepita nel corso del 2022.
Il ricorso e la decisione dei giudici
Di fronte alla richiesta di restituzione, il pensionato si è rivolto al Patronato Inac-Cisl e ha deciso di impugnare il provvedimento. Nonostante il tentativo di chiarire la situazione, l’Inps non ha modificato la propria posizione e la questione è finita davanti ai giudici. Il caso è stato esaminato dal Tribunale civile di Bologna, sezione lavoro, che ha respinto nel merito il ricorso dell’ente previdenziale. Durante il procedimento è emerso che il pensionato non aveva svolto un’attività lavorativa nei termini indicati dall’Inps. L’uomo, infatti, aveva semplicemente ceduto i diritti di immagine a una società senza sottoscrivere alcun contratto di lavoro.
La sentenza: attività occasionale compatibile con la pensione
Secondo i giudici, la prestazione può essere inquadrata come lavoro autonomo occasionale, una tipologia di attività compatibile con il trattamento pensionistico. Per questo motivo la Corte ha stabilito che il pensionato ha diritto a mantenere quanto percepito e a riottenere le somme che gli erano state richieste indietro.
Letizia Demontis