News

Attualità
17 Aprile 2026

Perché abbiamo deciso che venerdì 17 porta male?

Dai romani all'età ellenistica il 17 non è mai stato un numero “amico”: la tradizione è arrivata fino ai giorni nostri, anche a causa della religione

Per molti è un giorno come un altro, ma per chi soffre di eptacaidecafobia – la paura patologica del numero 17 – oggi, venerdì 17 aprile 2026, è una data da bollino rosso. Mentre nel mondo anglosassone si teme il venerdì 13, l’Italia conferma la sua tradizione unica, dove il richiamo al "tocco di ferro" o al cornetto portafortuna diventa quasi un riflesso incondizionato.

Ma da dove nasce questa convinzione che il 17 sia un numero "iellato"? Non è solo folklore: le radici affondano nei pilastri della civiltà occidentale, tra Roma antica, Grecia classica e tradizioni religiose.

La sfortuna del venerdì 17 è un puzzle composto da tasselli storici e linguistici molto distanti tra loro:

Superstiziosi, venerdì 17 non porta alcuna "iella"

L'anagramma dei defunti: nell'Antica Roma, sulle lapidi era comune la scritta VIXI ("Vissi", dunque "sono morto"). Il termine è l'anagramma perfetto di XVII, il numero 17 in cifre romane.

La memoria collettiva romana fu segnata dalla battaglia di Teutoburgo, dove le legioni 17, 18 e 19 vennero annientate. Da allora, quei numeri furono considerati così infausti da non essere mai più assegnati a nessuna legione.

Per i pitagorici, il 17 era un numero imperfetto e quasi "maledetto" perché si frapponeva tra il 16 e il 18, considerati rappresentazioni sacre della geometria quadrangolare.

Se il venerdì è il giorno della morte di Cristo, il 17 è tradizionalmente associato all'inizio del Diluvio Universale. In epoca medievale, il mito si rafforzò a Venezia con l'esecuzione del Doge Marin Falier, giustiziato per tradimento proprio venerdì 17 aprile 1355.

Sebbene la scienza neghi qualsiasi base razionale, la scaramanzia impone un codice di comportamento rigoroso per i più credenti. Ecco una lista delle attività che molti preferiscono rimandare a domani:

Evitare di firmare contratti, inaugurare nuove aziende o acquistare beni significativi come case o automobili.

Venerdì 17: perché si dice che porti sfortuna

Molti rinunciano a partenze importanti per timore di imprevisti o guasti tecnici.

A tavola, l'attenzione è massima: non si incrociano le posate e si fa estrema attenzione a non rovesciare olio o sale.

C'è chi evita di scendere dal letto dal lato sinistro o chi, per un giorno, bandisce il colore viola dal proprio guardaroba.

È curioso notare come la sfortuna cambi indirizzo a seconda del confine che si attraversa. Se noi temiamo il 17, nei paesi di cultura anglosassone il nemico pubblico è il 13. Questa credenza risalirebbe all'Ultima Cena (dove il tredicesimo era Giuda) o al massacro dei Cavalieri Templari, iniziato venerdì 13 ottobre 1307.

In Italia, l'impatto culturale è tale che ancora oggi alcuni ospedali o hotel scelgono di "saltare" il numero 17 nella numerazione di stanze e piani, passando direttamente dal 16 al 18 per non urtare la sensibilità dei clienti più suggestionabili.

 

 

@Redazione Sintony News