
Con l’arrivo della primavera, molti italiani iniziano a programmare le vacanze estive, ma resta un dubbio importante: conviene prenotare subito i voli o aspettare un calo dei prezzi, sperando che la crisi in Iran si risolva? Secondo il professor Andrea Giuricin, economista ed esperto di trasporti, «non c’è una risposta univoca: tutto dipende dalla durata del conflitto».
Fuel surcharge e aumento del prezzo del carburante
Molte compagnie aeree hanno già introdotto il fuel surcharge, il supplemento che copre l’incremento del costo del cherosene. Il prezzo del carburante è raddoppiato nelle ultime settimane: alcune compagnie hanno contratti bloccati, mentre altre si preparano ad affrontare rincari medi del 10-15%.

Scarsità di posti e maggiore domanda
I dati di Flightradar mostrano che le compagnie del Golfo - fondamentali per i voli verso l’Oriente - operano solo al 50-60% della capacità, riducendo i posti disponibili e aumentando la domanda su altri vettori. Tra le compagnie che hanno già applicato il supplemento ci sono Thai Airways, SAS, Cathay Pacific, Air India e Qantas, mentre Air France-KLM ha aumentato i biglietti lungo raggio di 50 euro per l’economy andata e ritorno.
Dove le compagnie del Golfo come Emirates, Qatar Airways ed Etihad hanno ridotto o cancellato voli, i passeggeri rimasti bloccati alle Maldive, in Sri Lanka o in Vietnam cercano alternative su altri vettori, facendo salire ulteriormente le tariffe. Anche i voli domestici, europei e transatlantici potrebbero subire aumenti se il prezzo del petrolio dovesse stabilizzarsi su livelli elevati.
Impatto economico globale
La crisi in Iran ha già causato quasi 50.000 voli cancellati, coinvolgendo circa 7 milioni di passeggeri. Secondo il World Travel & Tourism Council (WTTC), il turismo globale perde 600 milioni di dollari al giorno, mentre le compagnie accumulano perdite per circa 2 miliardi di euro. Se il conflitto dura pochi giorni, le compagnie possono reggere; se invece si prolunga per 3-4 mesi, gli aumenti medi dei biglietti potrebbero arrivare al 30%. Alcune low cost statunitensi, come Spirit Airlines e Frontier, rischiano di non assorbire l’urto.

Hedging e crack spread
Per proteggersi dalle oscillazioni del prezzo del petrolio, molte compagnie europee e asiatiche utilizzano l’hedging, una sorta di assicurazione sui futuri acquisti di cherosene. Tuttavia, questo strumento non copre il crack spread, cioè l’aumento dei costi di raffinazione. Attualmente, sui voli a lungo raggio, i rincari stimati vanno dai 40 ai 100 euro a tratta; in caso di guerra prolungata, anche i voli medio e corto raggio subiranno aumenti significativi.
Secondo Giuricin, «l’impatto economico è guidato dal prezzo del petrolio, quasi raddoppiato in una settimana, e dal crack spread, aumentato a causa delle difficoltà delle raffinerie. Il carburante incide per circa il 40% sui costi totali di una compagnia aerea: un raddoppio stabile senza riflessi sui prezzi è insostenibile».
Cosa fare: prenotare subito o aspettare?
La scelta per chi vuole partire in estate non è semplice: acquistare immediatamente il biglietto può evitare ulteriori rincari, ma aspettare potrebbe risultare vantaggioso se la crisi in Iran si attenua. La strategia migliore dipende dal grado di rischio che ogni viaggiatore è disposto a correre e dalla flessibilità delle date di viaggio.
Letizia Demontis