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12 Marzo 2026

«Sei donna, fai il caffè per tutti»: manager della Keyline risarcita con 50mila euro

Gli atti processuali restituiscono un quadro di vessazioni sistematiche

Non è stato solo un licenziamento illegittimo, ma una vera e propria «molestia discriminatoria di genere». Con una sentenza destinata a far discutere, il Tribunale del Lavoro di Treviso ha annullato il provvedimento espulsivo emesso dalla Keyline di Conegliano contro una sua dirigente, disponendone l'immediato reintegro e condannando l'azienda a un risarcimento complessivo che supera i 160mila euro.

Al centro del caso, una serie di episodi che il giudice ha definito umilianti e dequalificanti, espressione di un clima aziendale intriso di pregiudizi sessisti, nonostante la manager fosse parte della famiglia proprietaria della società.

Fai il caffè per l'ufficio e servilo, sei donna”. Manager incinta risarcita  con 50mila euro: “Discriminazione”

Gli atti processuali restituiscono un quadro di vessazioni sistematiche. Secondo quanto ricostruito, alla dirigente sarebbe stato ripetutamente detto di non meritare il proprio ruolo apicale perché, per quella posizione, «sarebbe servito un uomo».

L'apice delle condotte discriminatorie sarebbe stato raggiunto durante alcune riunioni operative, quando alla manager e a sua sorella veniva ordinato di interrompere il lavoro professionale per preparare e servire il caffè agli altri partecipanti. Il motivo? Secondo i vertici, quel compito spettava a loro «in quanto donne».

La frattura definitiva si è consumata il 29 luglio 2024, quando l'azienda ha consegnato alla donna la lettera di licenziamento. In quel momento, la dirigente era in stato di gravidanza, una condizione che gode di tutele ferree nel nostro ordinamento.

Costretta a servire caffè durante le riunioni e licenziata in maternità: il  giudice la reintegra | Tribuna di Treviso

Per giustificare l'allontanamento, la Keyline aveva sollevato due contestazioni: l'uso della carta di credito aziendale per spese personali (circa 5.600 euro) e presunti errori gestionali che avrebbero causato un sovraccarico di magazzino negli Stati Uniti.

Tuttavia, il giudice ha smontato entrambe le tesi. L'uso della carta di credito è stato considerato una «prassi tollerata» all'interno della gestione familiare, mentre le accuse sui magazzini sono risultate generiche e prive di prove concrete. Per il tribunale, non esisteva alcuna "colpa grave" tale da superare il divieto di licenziamento per una lavoratrice incinta.

Oltre a dover riaccogliere la manager in ufficio con la qualifica dirigenziale ottenuta a inizio 2024, la società è stata condannata a un pesante esborso economico.

Sullo sfondo della vicenda emerge uno scontro fratricida all'interno della famiglia imprenditoriale. La situazione della dirigente non sarebbe infatti isolata: anche la sorellastra è stata licenziata nello stesso periodo, appena un mese dopo aver partorito.

Già nella primavera del 2024 erano state inviate diverse diffide legali per denunciare mobbing, condotte vessatorie e offese costanti.

 

 

@Redazione Sintony News