
Nella vita di tutti capita di avere a che fare con persone complicate. Spesso si tratta di familiari, amici oppure colleghi con cui si entra in contatto ogni giorno e che finiscono per rendere i rapporti più difficili. Nel mondo anglosassone vengono definiti “hassler”, mentre in italiano possiamo semplicemente parlare di persone fastidiose.
Secondo una recente ricerca scientifica, avere nella propria rete sociale individui particolarmente problematici potrebbe contribuire ad accelerare il processo di invecchiamento biologico. Le relazioni sociali sono considerate un elemento fondamentale per il benessere psicofisico. Tuttavia, all’interno delle nostre reti relazionali esistono anche legami negativi che, pur essendo diffusi, sono stati studiati meno approfonditamente rispetto a quelli positivi. Proprio queste dinamiche possono avere conseguenze rilevanti sulla salute nel lungo periodo.

Lo studio pubblicato su PNAS
La ricerca è stata finanziata dal National Institute on Aging degli Stati Uniti ed è stata pubblicata sulla rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas). Gli studiosi hanno analizzato in che modo le relazioni sociali negative possano influenzare il processo di invecchiamento. Secondo i risultati, trascorrere tempo con persone difficili può avere effetti immediati sull’umore. Nel lungo periodo, però, queste interazioni stressanti potrebbero incidere anche sulla salute fisica. Mentre le relazioni positive sono da tempo associate a una vita più lunga e a un maggiore benessere generale, i rapporti problematici sembrano produrre l’effetto opposto. In particolare, possono contribuire ad aumentare lo stress cronico e a innalzare alcuni biomarcatori epigenetici collegati all’invecchiamento.
Gli studiosi hanno osservato che i legami problematici tendono a essere vissuti in modo più intenso da chi affronta già vulnerabilità sociali o sanitarie e, in misura maggiore, dalle donne rispetto agli uomini.
Inoltre è stato individuato un possibile effetto cumulativo. Ogni persona particolarmente fastidiosa presente nella propria rete sociale sarebbe associata a un aumento del ritmo di invecchiamento biologico di circa l’1,5% e a un’età biologica mediamente più avanzata di circa nove mesi. Nel complesso, gli esperti sottolineano il ruolo potenzialmente negativo di queste relazioni e la necessità di ridurre l’esposizione a dinamiche sociali dannose per favorire un invecchiamento più sano.

Come è stata condotta la ricerca
Byungkyu Lee, professore associato di Sociologia alla New York University e autore principale dello studio, spiega che non tutte le relazioni sociali sono necessariamente di supporto. Alcuni rapporti possono essere ambivalenti, caratterizzati da elementi sia positivi sia negativi, mentre altri risultano prevalentemente fonte di stress. Per analizzare l’impatto di queste dinamiche sull’invecchiamento biologico - ovvero la velocità con cui le cellule mostrano i segni del tempo, che non sempre coincide con l’età anagrafica - i ricercatori hanno raccolto dati da oltre duemila persone coinvolte in una survey realizzata nello stato dell’Indiana.
Ai partecipanti sono state poste domande sulle loro relazioni sociali e sulla percezione del proprio stato di salute. Inoltre è stato chiesto loro di fornire campioni di saliva, analizzati successivamente per individuare modifiche nel DNA legate ai processi di invecchiamento biologico. L’analisi ha permesso di confrontare i tassi di invecchiamento tra chi aveva nella propria rete relazionale persone problematiche e chi, invece, non ne aveva. Gli autori dello studio precisano comunque che i risultati non dimostrano un rapporto diretto di causa ed effetto. Piuttosto, evidenziano una correlazione tra la presenza di individui difficili nella propria cerchia sociale e un ritmo di invecchiamento più rapido.

Perché alcune persone incontrano più individui problematici
I ricercatori si sono chiesti anche perché alcune persone sembrino più inclini a trovarsi circondate da individui complicati. Secondo Brea Perry, docente di sociologia all’Indiana University di Bloomington, le donne tendono spesso a percepire più intensamente le difficoltà altrui e a farsene carico emotivamente. Questo atteggiamento può trasformarsi in una fonte aggiuntiva di stress. Anche chi affronta problemi di salute può trovarsi coinvolto in relazioni difficili. Il bisogno di assistenza, infatti, può rendere i rapporti più unilaterali e complessi da gestire. Inoltre, chi ha vissuto un’infanzia difficile può risultare più vulnerabile allo stress cronico e agli eventi negativi della vita, compresa la presenza di persone problematiche nella propria cerchia sociale.
La ricerca ha evidenziato che molti degli “hassler” sono membri della famiglia. Si tratta di figure radicate nella vita quotidiana e spesso difficili da evitare o da allontanare. Per quanto riguarda le relazioni non familiari, i partecipanti allo studio hanno indicato come fonti di stress soprattutto colleghi di lavoro, coinquilini e, in misura minore, vicini di casa. Queste persone risultano più frequentemente percepite come moleste rispetto agli amici. Come accade nei rapporti familiari, anche queste relazioni comportano spesso obblighi e la condivisione di spazi o responsabilità, elementi che possono generare tensioni e conflitti.

Come proteggere la salute dalle relazioni tossiche
Gli esperti suggeriscono alcune strategie per ridurre l’impatto negativo delle relazioni difficili sulla salute. Il primo passo consiste nel valutare attentamente i propri rapporti sociali e, quando possibile, evitare le persone che generano stress o negatività. In alcune situazioni può essere necessario interrompere completamente il legame, anche se si tratta di una scelta spesso complessa. Gli studiosi riconoscono tuttavia che non sempre è realistico sottrarsi del tutto alle relazioni problematiche. Alcuni rapporti, come quelli familiari, possono essere percepiti come inevitabili. Quando non è possibile evitare completamente una persona difficile, può essere utile limitare il tempo trascorso insieme oppure valutare un percorso terapeutico per migliorare gli aspetti più critici della relazione.

L’importanza delle relazioni positive e il rischio dell’isolamento sociale
Un elemento fondamentale per proteggere il benessere psicofisico è rappresentato dai cosiddetti “cuscinetti sociali”, ovvero relazioni positive e di supporto all’interno della propria rete sociale. Investire in rapporti costruttivi può aiutare a bilanciare gli effetti negativi delle relazioni più difficili. Secondo Lee, avere nella propria vita un numero sufficiente di legami positivi potrebbe esercitare un effetto calmante e contribuire indirettamente a rallentare il processo di invecchiamento, anche se questo aspetto non è stato analizzato direttamente nello studio.
Nonostante gli effetti negativi di alcune relazioni, gli esperti sottolineano che mantenere una rete sociale rimane essenziale per la salute. Debra Umberson, direttrice del Center on Aging and Population Sciences dell’Università del Texas ad Austin, evidenzia come uno dei problemi più preoccupanti sia l’isolamento sociale. Un rapporto globale dell’Organizzazione mondiale della sanità ha infatti collegato la solitudine a circa 871 mila decessi ogni anno nel mondo. Per questo motivo gli studiosi ricordano che, pur riducendo l’esposizione a relazioni dannose, è fondamentale continuare a coltivare legami sociali positivi, indispensabili per il benessere e la qualità della vita.
Letizia Demontis