
Il conflitto nel Golfo Persico entra nel suo sesto giorno con un'escalation di violenza che minaccia di incendiare l'intero scacchiere mediorientale. Mentre i cieli sopra Teheran e Tel Aviv continuano a essere solcati da lanci incrociati di missili, la guerra si allarga pericolosamente ai paesi confinanti e alle rotte marittime globali.
L'Iran ha risposto all'offensiva israelo-statunitense colpendo indiscriminatamente: esplosioni sono state segnalate a Doha (Qatar) e Manama (Bahrein), mentre droni iraniani hanno centrato l'aeroporto internazionale di Nakhchivan, in Azerbaigian. Nel frattempo, la televisione di Stato di Teheran ha rivendicato l'attacco a una petroliera americana al largo del Kuwait, notizia confermata dall'agenzia britannica Ukmto che riferisce di una "grande esplosione" e di una preoccupante fuoriuscita di greggio in mare.

In un clima di altissima tensione internazionale, l'Italia cerca di mantenere una posizione di equilibrio. La premier Giorgia Meloni, intervenuta ai microfoni di Radio Rtl 102.5, è stata perentoria: «Non siamo in guerra e non vogliamo entrarci».
Sebbene il governo stia valutando l'invio di sistemi di difesa aerea ai paesi del Golfo che ne hanno fatto richiesta, la premier ha chiarito che, al momento, non è pervenuta alcuna istanza ufficiale dagli USA per un utilizzo esteso delle basi militari sul suolo italiano (come Aviano o Sigonella). Qualora dovesse arrivare, Meloni ha assicurato che la decisione passerebbe per un confronto con il Parlamento. Intanto, nella notte, il ponte aereo della Farnesina ha riportato in salvo a Ciampino 192 italiani provenienti dagli Emirati Arabi.
La geografia del conflitto si complica di ora in ora. Mentre il Senato degli Stati Uniti ha bocciato la risoluzione democratica che mirava a fermare la campagna militare di Trump, la Russia si schiera apertamente con Teheran. Il ministro degli Esteri Serghei Lavrov ha chiesto la creazione di un "fronte unito" all'ONU per rendere impossibile l'operazione contro l'Iran.

Sul piano militare, Israele rivendica successi significativi: 300 lanciamissili distrutti in territorio iraniano, 1.600 missioni di attacco portate a termine dall'inizio del conflitto, 4.000 munizioni sganciate su obiettivi strategici.
Sullo sfondo, trapelano voci — ancora non confermate — di una possibile azione via terra delle milizie curde irachene in territorio iraniano, una mossa che, se coordinata da Washington, cambierebbe radicalmente il volto del conflitto.
Il rischio di un coinvolgimento diretto dell'Europa è diventato tangibile ieri, quando un missile iraniano diretto verso Cipro ha deviato sulla Turchia, venendo abbattuto dalle difese NATO. Nonostante le smentite di Teheran, il presidente francese Macron è in costante contatto con Trump e Netanyahu per chiedere uno stop immediato all'escalation.

Resta altissima la tensione tra Washington e Madrid: il premier spagnolo Pedro Sanchez ha ufficialmente negato l'uso delle basi agli Stati Uniti, una decisione che ha scatenato l'ira dell'amministrazione Trump e che evidenzia le prime profonde crepe nel fronte occidentale.
@Redazione Sintony News