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6 Febbraio 2026

Washington Post, 300 giornalisti fuori: scatta il “reset”

Tagli al personale, crisi economica e tensioni con Bezos mentre il New York Times cresce

Il Washington Post affronta una delle fasi più difficili della sua storia. Il quotidiano simbolo del giornalismo americano ha avviato il licenziamento di circa un terzo del personale, colpendo in modo trasversale numerosi settori: esteri, sport, editing e produzione di podcast. Il direttore esecutivo Matt Murray ha definito «Le azioni che stiamo intraprendendo includono una riorganizzazione strategica con una riduzione significativa del personale. Le azioni sono per metter al sicuro il futuro».

Alla base della decisione c’è il progressivo indebolimento del modello economico tradizionale. Internet ha eroso il ruolo dominante della stampa, mentre piattaforme come Google e Facebook hanno sottratto gran parte dei ricavi pubblicitari. Gli abbonamenti digitali non riescono a compensare le perdite, che hanno raggiunto 77 milioni di dollari nel 2023 e 100 milioni nel 2024.

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Il ridimensionamento coinvolge anche aree simboliche: la chiusura della sezione Libri, la riorganizzazione della redazione sportiva, la riduzione della presenza internazionale e la sospensione del podcast Post Reports. Il cambiamento non è solo strutturale ma anche editoriale, con una minore attenzione al racconto globale e una maggiore focalizzazione sul pubblico nazionale.

Sul fondo resta il ruolo di Jeff Bezos, proprietario del giornale dal 2013. Nonostante l’impegno iniziale a preservarne l’indipendenza, le recenti scelte hanno alimentato le critiche del sindacato interno, che mette in discussione la volontà dell’editore di continuare a investire nella missione storica del Post.

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I tagli arrivano dopo mesi di tensioni, accentuate dalla decisione di non sostenere alcun candidato alle presidenziali del 2024 e da una svolta più conservatrice della sezione Opinioni. Scelte che hanno provocato la perdita di oltre 200 mila abbonati, pari all’8% del totale.

Il confronto con il New York Times evidenzia la divergenza tra i due giornali: il quotidiano newyorkese ha registrato un aumento del 10,4% dei ricavi, saliti a 804 milioni di dollari, e una crescita significativa degli abbonamenti digitali, arrivati a 12,78 milioni complessivi, pur scontando l’aumento dei costi operativi.