
È una storia di passione, sacrificio e memoria quella del circo sardo, portata avanti da Priamo Casu e da sua figlia Shamira Casu. Un’arte che si tramanda da generazioni e che continua a vivere grazie all’impegno di una famiglia che non ha mai smesso di credere nel valore del circo.
Il circo sardo rappresenta una realtà particolare e diversa rispetto ad altre esperienze circensi. «Attualmente il nostro è un circo che si svolge senza tendone - spiega Priamo Casu - ci esibiamo in diversi luoghi cercando di adattarci sia al periodo invernale che a quello estivo. Dopo tanti anni, non abbiamo più la forza di sostenere una struttura tradizionale». Una scelta dettata dalle difficoltà, ma che consente comunque di continuare a portare avanti l’attività.
Le radici del circo della famiglia Casu affondano lontano nel tempo. «La nostra storia inizia tantissimo tempo fa, prima della Prima guerra mondiale, quando gli avi di mia madre fondarono uno dei primi circhi in Italia», racconta Priamo. Il percorso della famiglia Casu nel mondo circense prende forma invece nel 1940, quando suo padre e sua madre diedero vita a uno dei primi circhi sardi.

Il circo come gesto di cura
Accanto agli spettacoli nelle piazze, il circo sardo porta la sua arte anche nelle pediatrie degli ospedali. «Ogni sorriso dei bambini, ogni momento in cui riusciamo ad allontanarli dal dolore e dai pensieri negativi, ci fa sentire i più grandi artisti del mondo», racconta Shamira Casu. Un’attività svolta senza alcun compenso: negli ospedali il circo non accetta offerte e si sostiene esclusivamente grazie al pubblico degli spettacoli.
Negli ultimi due anni, la famiglia Casu si è esibita in oltre 80 ospedali in tutta Italia, senza contributi statali, comunali o regionali. «Facciamo fatica ad arrivare a fine mese - spiega Shamira - ma quando entriamo nelle stanze e i bambini ci accolgono con un sorriso, quella diventa la nostra più grande soddisfazione».

Trasmettere un’eredità
Tra i ricordi più intensi, Shamira racconta l’incontro con un bambino ricoverato nella pediatria di San Giovanni Rotondo, affetto da una grave malattia e vittima di bullismo. Durante la visita del circo, il piccolo ha riso e scherzato con i clown, regalando ai genitori un momento di serenità. Dopo la sua scomparsa, la madre ha voluto ringraziare il circo: l’ultimo ricordo felice del figlio era proprio quel sorriso.
Guardando al futuro, la famiglia Casu chiede da anni il sostegno delle istituzioni per aprire una scuola d’arte circense. «Siamo rimasti gli unici veri artisti sardi e abbiamo la capacità di insegnare questa arte», spiega Shamira. Alcuni giovani, avvicinatisi al circo, seguono oggi gli spettacoli nei vari itinerari, trovando in questa esperienza una strada positiva, come già accaduto in passato con artisti come Benito Urgu.

Oggi il circo sardo della famiglia Casu non è solo uno spettacolo, ma un atto di resistenza culturale e umana. È la scelta quotidiana di continuare, nonostante le difficoltà economiche e l’assenza di sostegni, per restare fedeli a un’eredità che parla di dignità, condivisione e speranza. Finché ci sarà un bambino da far sorridere o una storia da tramandare, quel circo continuerà a esistere, senza tendone ma con un cuore grande abbastanza da riempire ogni spazio.
Letizia Demontis