
Nel 2026 la competizione per attrarre i migliori talenti non si svolge più a livello nazionale, ma urbano. Le grandi metropoli diventano così i veri centri dell’innovazione, capaci di concentrare competenze, capitale e velocità decisionale. A evidenziarlo è lo Startup Friendly City Index 2026, che ridefinisce la mappa mondiale dell’imprenditorialità.
A primeggiare sono le città che garantiscono efficienza amministrativa, regole trasparenti e una qualità della vita elevata. In questo contesto, poli come Zurigo e Dubai rafforzano la propria posizione, mentre l’Italia scompare progressivamente dal radar internazionale. Al vertice rimane San Francisco, ancora imbattibile per la densità di capitale di rischio e la solidità delle reti professionali, nonostante i costi elevati e i ritmi serrati.
Zurigo rappresenta il modello europeo: meno capitale disponibile rispetto agli hub statunitensi, ma grande stabilità, infrastrutture impeccabili e un equilibrio efficace tra innovazione e benessere. Dubai, invece, dimostra come la semplicità normativa costituisca un vantaggio competitivo, grazie a registrazioni rapide, fiscalità contenuta e infrastrutture digitali avanzate.
Singapore evidenzia che oggi la chiarezza delle regole è più determinante della storia di una città. New York e Londra restano punti di riferimento grazie ai mercati finanziari e alla dimensione globale, ma cominciano a risentire dei costi abitativi elevati. Londra, in particolare, mantiene attrattività e credibilità internazionale nonostante il contesto post-Brexit.
Il dato più critico riguarda l’Italia: nessuna città compare nella top 50 del 2026. Milano e Bologna continuano a distinguersi a livello nazionale, ma il divario rispetto agli standard internazionali rimane evidente, soprattutto per quanto riguarda burocrazia, fiscalità e capacità di sviluppare startup scalabili.
Letizia Demontis