
L’Orologio dell’Apocalisse è un simbolo ideato nel 1947 dal Bulletin of the Atomic Scientists, un’organizzazione fondata nel 1945 da scienziati come Albert Einstein, J. Robert Oppenheimer e altri ricercatori dell’Università di Chicago che avevano partecipato al Progetto Manhattan. L’obiettivo era - ed è tuttora - quello di indicare metaforicamente quanto l’umanità sia vicina a una possibile catastrofe globale causata dall’uomo.
Ogni anno, le lancette vengono aggiornate dal Science and Security Board del Bulletin, in collaborazione con il Board of Sponsors, che comprende anche diversi premi Nobel. Nel 2026, l’orologio segna 85 secondi dalla mezzanotte, un ulteriore passo avanti rispetto agli 89 secondi del 2025, confermando un trend sempre più preoccupante.

Secondo gli esperti, a influire su questo peggioramento sono soprattutto le crescenti tensioni geopolitiche tra Russia, Cina e Stati Uniti, l’aumento del rischio nucleare e il progressivo indebolimento dei trattati di controllo degli armamenti. Sempre più Paesi possiedono armi atomiche e gli investimenti negli arsenali militari contribuiscono ad accrescere l’instabilità globale.
A questi fattori si aggiungono la crisi climatica, ancora largamente sottovalutata nonostante gli effetti evidenti, le minacce biologiche e lo sviluppo accelerato di nuove tecnologie. In particolare, l’intelligenza artificiale, invece di rappresentare solo un’opportunità per migliorare la qualità della vita, rischia di diventare uno strumento pericoloso se utilizzata senza regole chiare e adeguati sistemi di controllo.
Nonostante ciò, gli scienziati sottolineano che il tempo per intervenire non è ancora esaurito: investire nelle energie rinnovabili, rafforzare la collaborazione tra Stati e migliorare la sicurezza biotecnologica restano azioni fondamentali.
Intanto, però, l’Orologio dell’Apocalisse continua a ricordare che il margine di manovra dell’umanità si sta riducendo rapidamente.
Letizia Demontis