
Le donne italiane trascorrono tra i 16 e i 17 anni della loro vita dedicandosi ad attività di cura, circa quattro anni in più rispetto agli uomini. Secondo uno studio del programma Pnrr Age-It, presentato dalla professoressa Cecilia Tomassini dell’Università del Molise, una donna tra i 25 e i 29 anni impiegherà il 29-30% della propria vita futura nella cura di familiari e conoscenti, mentre un uomo della stessa età si fermerà al 22-23%.
In Italia, sono 13,5 milioni le persone che quotidianamente prestano assistenza non retribuita. Questo impegno incide sulle carriere femminili, spesso discontinue, e sulle pensioni più basse, aumentando la vulnerabilità economica e sociale.
La maggiore longevità delle donne non garantisce automaticamente benessere: la mancanza di tutele professionali influisce sulla resilienza fisica e psicologica e può rendere la vita più fragile, soprattutto in contesti con servizi di supporto limitati.
Secondo Age-It, affrontare l’invecchiamento diseguale richiede un cambiamento di prospettiva. Politiche sanitarie e sociali integrate lungo tutto il ciclo di vita sono necessarie per ridurre le disuguaglianze di genere nel lavoro, nel reddito e nell’accesso ai servizi. Come sottolineano i ricercatori: «La longevità è una conquista, ma senza interventi mirati rischia di diventare una nuova fonte di disparità».
Letizia Demontis