
Per anni, il marchio Beckham ha trasmesso l’immagine di una famiglia unita, elegante e di successo. Negli ultimi mesi, però, questa percezione si è incrinata: Brooklyn ha accusato i genitori di aver messo gli affari davanti ai legami familiari, interrompendo ogni contatto diretto. Più che uno sfogo personale, la vicenda rischia di colpire l’intero impero economico.

Il nodo della proprietà del marchio
La questione principale riguarda la proprietà intellettuale. Nel 2016, Victoria ha registrato come marchi i nomi di tutti i figli, tutelando la vendita di prodotti legati alle loro identità, dai profumi ai giocattoli fino ai magneti da frigo.
Brooklyn non può usare il proprio nome a fini commerciali senza il permesso della madre, ma i diritti scadranno a dicembre 2026. Il 26enne ha annunciato di non voler rinnovare l’accordo, puntando a riprendere il controllo totale della propria identità commerciale, un colpo potenzialmente grave per il brand.
Il marchio Beckham è un ecosistema diversificato. Da un lato lo sport e il lifestyle, con DB Ventures che valorizza l’immagine di David come icona globale e proprietario dell’Inter Miami CF; dall’altro il comparto luxury di Victoria, dall’alta moda alla cosmesi con Victoria Beckham Beauty.
Si aggiungono le carriere dei figli: Romeo nel calcio e nella moda, Cruz nella musica, Brooklyn nel food e nei contenuti digitali. Una crisi di immagine familiare può quindi generare effetti a catena sull’intero brand.

Il valore della reputazione
Le accuse di Brooklyn sono legate a un contratto con Authentic Brands Group. David Beckham ha ceduto la maggioranza della sua società per circa 269 milioni di dollari nel 2022, ma il mantenimento del valore dell’accordo dipendeva dall’immagine di una famiglia compatta.
Le dichiarazioni del figlio, su baci e abbracci solo per i social e pressioni subite prima del matrimonio, suggeriscono che l’armonia familiare fosse quasi una clausola contrattuale. Se gli investitori percepissero divisioni, il valore delle partnership potrebbe crollare. La metà dei commenti online è ormai negativa, una tendenza simile al “Pandoro gate” che aveva colpito Chiara Ferragni. Nessun marchio di lusso vuole associare la propria immagine a un figlio che accusa i genitori di manipolazione economica.
Il 2026 potrebbe segnare la resa dei conti. Brooklyn può contare sul sostegno della famiglia della moglie, i Peltz, con un patrimonio superiore a quello dei Beckham, e dispone delle risorse per affrontare i genitori legalmente.
Letizia Demontis