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26 Gennaio 2026

Dal 2029 potrebbero servire tre mesi in più per andare in pensione

Secondo stime della Ragioneria dello Stato, l’adeguamento automatico alla speranza di vita potrebbe far aumentare i requisiti per la vecchiaia e l’anticipata

Dal 2029 i lavoratori italiani potrebbero dover attendere fino a tre mesi in più per accedere alla pensione, secondo le proiezioni della Ragioneria generale dello Stato basate sullo scenario demografico Istat mediano (base 2024). In base alle stime, il requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia potrebbe salire a 67 anni e 6 mesi, mentre per la pensione anticipata si stimano 43 anni e 4 mesi di contributi, con un anno in meno per le donne.

Attualmente i requisiti sono 67 anni per la pensione di vecchiaia e 42 anni e 10 mesi di contributi per quella anticipata (sempre con un anno in meno per le lavoratrici). La legge di bilancio aveva già previsto un incremento ridotto a un mese a partire dal 2027, confermando poi un aumento di tre mesi dal 2028. Per i periodi successivi, la Ragioneria prevede ulteriori adeguamenti: due mesi a partire dal 2031 e un mese aggiuntivo dal 2033. Nel complesso, calcolando gli effetti fino al 2084, l’incremento cumulato potrebbe arrivare a 4 anni e 9 mesi per l’età pensionabile e a 4 anni e 4 mesi per i contributi necessari alla pensione anticipata.

La segretaria confederale della Cgil, Lara Ghiglione, sottolinea che il meccanismo di adeguamento automatico dell’età pensionabile resta pienamente in vigore, nonostante le promesse elettorali di superare la legge Monti‑Fornero. «Dal 2029 - spiega - l’incremento stimato sarà di tre mesi, portando i requisiti a 67 anni e 6 mesi per la vecchiaia e 43 anni e 4 mesi per l’anticipata. Secondo le proiezioni demografiche, nel 2040 la vecchiaia potrebbe salire a 68 anni e 2 mesi e l’anticipata a 44 anni. Nel 2050 si arriverebbe a 69 anni per la pensione di vecchiaia e a 44 anni e 10 mesi di contributi per quella anticipata».

Ghiglione evidenzia inoltre che il governo ha progressivamente ridotto e poi eliminato alcune forme di flessibilità in uscita, come Opzione donna e Quota 103, mentre il meccanismo automatico legato all’aspettativa di vita continua a spostare sempre più avanti il traguardo pensionistico. «È indispensabile fermare per legge questo automatismo e avviare un confronto serio su pensioni dignitose, flessibilità in uscita e tutela dei lavori più gravosi, tenendo in considerazione soprattutto giovani e donne», conclude.

Letizia Demontis