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26 Gennaio 2026

BigMama, il dimagrimento e il confine fragile tra body positivity e body shaming

La trasformazione della cantante scatena polemiche: accuse, incoerenza e l’ossessione sociale per i corpi

La recente perdita di peso di BigMama ha scatenato reazioni violente sui social: insulti, accuse di “tradimento” e dubbi sulla sua coerenza. Una valanga di critiche che rivela un problema più profondo: l’ossessione collettiva per il controllo dei corpi. Per anni l’artista è stata un simbolo contro l’idea che “magro è bello”; ora, cambiando semplicemente aspetto, si ritrova sotto accusa. Come se modificarsi fosse un reato e restare uguali un atto eroico. In questo clima, body positivity e grassofobia diventano nuove gabbie, con il body shaming sempre in agguato.

Da icona del body positivity al bersaglio delle critiche

Il messaggio di BigMama è sempre stato chiaro: “i corpi grandi sono belli, degni, validi”, una presa di posizione contro la grassofobia che svaluta chi non rispetta gli standard estetici dominanti.

Oggi, però, lo stesso cambiamento fisico dell’artista viene interpretato come incoerenza. Ma il vero significato del body positivity è libertà: celebrare ogni corpo e rispettare chi sceglie di trasformarlo.

Body shaming: quando il giudizio fa male

Il body shaming consiste nel criticare o deridere una persona per il suo aspetto: peso, altezza, viso, colore della pelle, cicatrici o disabilità. Può manifestarsi in commenti diretti, battute, meme o consigli non richiesti. Le conseguenze sono pesanti: bassa autostima, ansia, vergogna e disturbi legati all’immagine corporea. Spesso chi lo pratica non si rende nemmeno conto di farlo. Il body positivity dovrebbe essere l’alternativa: rispettare i corpi senza usarli come misura del valore individuale.

Grassofobia: una discriminazione strutturale

La grassofobia è una forma specifica di discriminazione che colpisce le persone con corpi più grandi. A differenza del semplice body shaming, è un sistema culturale che associa il grasso a pigrizia o mancanza di autocontrollo. Si manifesta nei media, negli ambienti di lavoro, nella sanità e negli spazi non inclusivi. Non riguarda solo commenti offensivi, ma norme sociali che rendono “accettabile” giudicare i corpi più grandi.

Letizia Demontis