Non è più solo una questione di educazione, ma una precisa strategia di business che sta rivoluzionando la ristorazione italiana nel 2026. Il fenomeno del phone-ban sta passando da eccezione a regola: sempre più locali, dai bistrot di quartiere ai ristoranti stellati, stanno adottando misure drastiche per scoraggiare l’uso dei cellulari a tavola. L'obiettivo è chiaro: eliminare l'interferenza degli schermi per massimizzare l'esperienza sensoriale del cliente.
Per anni il marketing della ristorazione ha cavalcato l’onda del cosiddetto food porn, incoraggiando i clienti a fotografare e taggare ogni portata. Oggi, la tendenza si è invertita. I gestori lamentano un calo della qualità dell'esperienza: i piatti si freddano mentre i clienti cercano l'inquadratura perfetta e le conversazioni ai tavoli languono, riducendo l'atmosfera del locale. Per questo, la nuova parola d'ordine è autenticità non mediata.

L'approccio dei ristoratori non è solo punitivo, ma spesso premiante. Diverse insegne milanesi e romane hanno introdotto protocolli specifici per incentivare l'abbandono dello smartphone:
All'arrivo, i commensali sono invitati a riporre i dispositivi in piccole box di legno o borse schermate posizionate al centro del tavolo o fornite all'ingresso.
Alcuni locali applicano una riduzione del 5% o 10% sul conto finale se il gruppo decide di non utilizzare il telefono per l'intera durata del pasto.

È frequente la proposta di una bottiglia di vino o un dessert offerto dalla casa per chi accetta la sfida della disconnessione totale.
La trasformazione è anche sociale. L'uso compulsivo del telefono viene oggi percepito come un gesto di maleducazione simile a parlare a voce alta o masticare vistosamente. La "cortesia digitale" sta diventando un requisito implicito: il rispetto per il lavoro dello chef e per il tempo degli altri commensali passa necessariamente attraverso lo schermo spento.
@Redazione Sintony News