L’Italia è nuovamente sconvolta da due brutali femminicidi avvenuti a poche ore di distanza l’uno dall’altro. Le vittime, due giovani studentesse poco più che ventenni, Sara Campanella e Ilaria Sula, sono state uccise rispettivamente a Messina e Roma. I due casi hanno acceso il dibattito pubblico sulla necessità di interventi più incisivi per contrastare la violenza di genere, non solo dal punto di vista penale ma anche educativo.
Lunedì pomeriggio, a Messina, la 22enne Sara Campanella è stata accoltellata a morte da un suo conoscente, Stefano Argentino, 27 anni. Il giovane l'ha seguita per strada prima di aggredirla con un coltello nei pressi di una fermata dell’autobus, colpendola alla giugulare e lasciandola dissanguare.
Argentino è stato arrestato poche ore dopo nella casa vacanza dei suoi genitori a Noto. Ha confessato il delitto, ma non ha fornito spiegazioni sul movente. Tuttavia, amici e conoscenti della vittima hanno rivelato che la ragazza respingeva le attenzioni insistenti del 27enne da almeno due anni. Un messaggio inviato da Sara poco prima dell’omicidio non lascia dubbi sulla sua paura: "Il malato mi segue".
Due giorni dopo, il corpo di Ilaria Sula, 22 anni, è stato rinvenuto dentro una valigia in un’area boschiva nei pressi di Poli, alle porte di Roma. La giovane, studentessa di Statistica alla Sapienza, era scomparsa il 25 marzo. A ucciderla è stato l’ex fidanzato Mark Antony Samson, 23 anni, che ha confessato di averla accoltellata e di aver poi abbandonato il corpo nel dirupo.
Dopo il delitto, il giovane ha cercato di coprire le tracce utilizzando il cellulare di Ilaria per rispondere ai messaggi e pubblicare stories sui social, fingendo che fosse ancora viva. Ora gli inquirenti sono alla ricerca del telefono della vittima, che Samson avrebbe gettato in un tombino.
Gli ultimi casi di femminicidio riportano all’attenzione pubblica la necessità di un’azione più incisiva contro la violenza sulle donne. Dopo l’omicidio di Giulia Cecchettin nel novembre 2023, il governo ha inasprito le pene previste dal "Codice Rosso", portando l’ergastolo per il reato di femminicidio e introducendo nuove aggravanti.
Secondo il ministero dell’Interno, nei primi mesi del 2025 si è registrato un calo del 60% dei femminicidi rispetto al 2024, ma le statistiche restano allarmanti. Nel 2024, delle 321 vittime di omicidio in Italia, 113 erano donne e 61 di loro sono state uccise da partner o ex.
Molti esperti e associazioni femministe denunciano l’inefficacia delle sole misure repressive e chiedono l’introduzione di programmi di educazione affettiva e sessuale nelle scuole. A febbraio 2025 una proposta di legge di iniziativa popolare ha raccolto oltre 50.000 firme per introdurre nel sistema scolastico 33 ore annue dedicate all’educazione sentimentale.
Tuttavia, il governo ha mostrato resistenze. La ministra della Famiglia, Eugenia Roccella, ha dichiarato che non ci sono evidenze che dimostrino l’efficacia di tali programmi nel ridurre i femminicidi, nonostante i report di OMS e Unesco suggeriscano il contrario.
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