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28 Aprile 2023

Sting suona nel carcere di Secondigliano a Napoli con una chitarra particolare

Sting suonerà nel carcere di Secondigliano a Napoli: la curiosità sta nello strumento usato, ecco perché

Sting ha suonato nel carcere di Secondigliano a Napoli, come da promesse fatte all’ex parroco della Basilica del Rione Sanità. Il cantante britannico, si è esibito in un concerto privato (il 27 aprile), per una causa sociale. Giulia Russo, direttrice del carcere, ha spiegato a La Repubblica: "Se me lo avessero raccontato da ragazza che avrei avuto qui per qualche giorno Sting, non ci avrei mai creduto". 

L'ex rockstar dei Police, ha suonato con una chitarra realizzata con il legno dei barconi di migranti naufragati a Lampedusa dai detenuti nel laboratorio di liuteria del penitenziario di Alta sicurezza di Napoli. 

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Si tratta di un progetto di formazione, noto come Metamorfosi,  ha raccontato il provveditore per le carceri della Campania, Lucia Castellano: "Il progetto vede protagonisti innanzitutto la fondazione “Casa dello Spirito e delle Arti” di Arnoldo Mosca Mondadori e la direttrice di Secondigliano Giulia Russo, a cui va la nostra riconoscenza" .La Castellano si è soffermata su un punto"Non è stato facile realizzare questo progetto di formazione in una realtà complicata come quella di Secondigliano, che ospita ben 900 detenuti nel circuito dell’alta sicurezza".

L'iniziativa parte dall'idea di Arnoldo Mosca Mondadori: "Perché, dopo Milano, non formare liutai anche al Sud? Subito mi è venuto in mente il carcere di Secondigliano ed è stato grazie all’impegno della direttrice Giulia Russo che adesso tre detenuti sono riusciti a diventare dei liutai al termine di un corso durante il quale sono stati regolarmente remunerati".

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Risulta assai simbolica la scelta del legno con il quale sono stati realizzati gli strumenti musicali, tra i quali anche la chitarra, conferita a  Sting durante una cerimonia privata: "Il legno è stato ricavato dalla chiglia di una barca che ha trasportato dei migranti verso le coste italiane, legno che ha visto la sofferenza e forse anche la disperazione fatto arrivare appositamente a Secondigliano per rinascere sotto forma di strumenti musicali grazie alle mani dai detenuti".

Alessandro Paolo Porrà