
Settembre non segna soltanto il ritorno al lavoro, a scuola e agli impegni quotidiani. Dopo la pausa estiva può diventare anche il momento giusto per rimettere mano alle proprie abitudini, abbandonando quelle che non funzionano più e introducendo piccoli cambiamenti nella vita di tutti i giorni.
Le vacanze, infatti, interrompono molti degli automatismi legati agli ambienti e agli orari abituali. Al ritorno, prima che la vecchia routine torni a imporsi completamente, può esserci quindi uno spazio favorevole per conservare alcune delle buone consuetudini sperimentate durante l’estate: muoversi di più, mangiare meglio o trascorrere meno tempo davanti allo smartphone.
Le abitudini hanno un ruolo importante nella nostra quotidianità perché permettono al cervello di automatizzare comportamenti ripetitivi, riducendo lo sforzo necessario per compierli. Alla base c’è un meccanismo che viene generalmente descritto attraverso tre passaggi: uno stimolo che fa scattare il comportamento, l’azione vera e propria e infine una gratificazione che contribuisce a consolidarlo.
Cambiare, però, richiede tempo. La convinzione secondo cui sarebbero sufficienti 21 giorni per creare una nuova abitudine non trova conferma nelle ricerche più recenti. Uno studio condotto dalla psicologa Phillippa Lally alla University College London ha osservato tempi molto variabili, compresi tra 18 e 254 giorni, con una media di circa 66 giorni per rendere automatico un nuovo comportamento.

La difficoltà dipende anche dal tipo di cambiamento che si vuole ottenere. Inserire una nuova routine può risultare più semplice che cancellarne una vecchia, soprattutto nei periodi di stress, quando si tende più facilmente a tornare agli automatismi già consolidati.
Per modificare i piccoli vizi quotidiani può allora essere più efficace procedere gradualmente. Un primo passo consiste nel cambiare l’ambiente che ci circonda: chi vuole utilizzare meno il telefono, ad esempio, può evitare di tenerlo sempre a portata di mano. Chi trascorre molte ore seduto può invece creare occasioni concrete per alzarsi più spesso dalla scrivania.
Un’altra strategia consiste nell’agganciare il nuovo comportamento a qualcosa che facciamo già automaticamente. Alla fine di un’attività lavorativa, per esempio, ci si può abituare ad alzarsi per qualche istante e muoversi. Allo stesso modo, durante una cena o una conversazione si può stabilire un breve periodo senza smartphone, invece di pretendere fin dall’inizio di rinunciarvi per ore.
La parola d’ordine è gradualità. Obiettivi troppo ambiziosi rischiano di essere abbandonati rapidamente, mentre una piccola azione ripetuta con costanza può diventare progressivamente parte della giornata. Importante anche riconoscere la gratificazione associata al nuovo comportamento: sentirsi più presenti durante una conversazione, più rilassati dopo essersi mossi o semplicemente soddisfatti per aver rispettato un piccolo impegno.
Il “reset” di settembre, dunque, non deve necessariamente trasformarsi in una lunga lista di buoni propositi. Può cominciare da un cambiamento minimo, purché realistico e ripetibile: perché modificare le proprie abitudini non è questione di pochi giorni, ma soprattutto di costanza.
@Redazione Sintony News