
Da zero prenotazioni a 52 clienti nel giro di poche ore. È la storia di Aut&Food, ristorante gourmet di Settimo Milanese nato per offrire un’opportunità professionale a giovani con autismo. Un semplice appello pubblicato sui social ha mobilitato decine di persone, trasformando una serata che si annunciava deserta in un successo inatteso.
Lunedì 14 settembre il registro delle prenotazioni era ancora vuoto. Nonostante l’assenza di clienti, i fondatori Matteo Fontana e Leda Pirotta hanno deciso di non chiudere il locale. La priorità era garantire la regolarità lavorativa dei cinque dipendenti autistici, Riccardo, Fabrizio, Zaira, Davide e Simone, di età compresa tra i 22 e i 31 anni.
Il ristorante ha quindi raccontato con trasparenza la situazione sulla propria pagina Facebook, spiegando che sarebbe rimasto aperto per non interrompere la routine settimanale dei ragazzi. Il messaggio è stato condiviso rapidamente e la risposta è andata oltre ogni aspettativa: sono arrivate 52 prenotazioni, a fronte di una capienza complessiva di circa 70 posti.
La sala si è così riempita e i giovani dipendenti hanno potuto affrontare una vera serata di lavoro, tra servizio ai tavoli e attività in cucina. Quello che inizialmente appariva come un lunedì difficile si è trasformato in una dimostrazione concreta di vicinanza da parte della comunità.
Aut&Food è stato creato dai suoi fondatori pensando anche al futuro del figlio, un bambino con autismo severo, e si ispira all’esperienza di PizzAut. Il progetto accompagna i ragazzi verso l’autonomia professionale attraverso percorsi di formazione e strumenti pensati per facilitare il lavoro. Sui tavoli, per esempio, vengono utilizzate tovagliette con riferimenti geometrici che aiutano a sistemare correttamente posate e bicchieri.
Il locale, ospitato all’interno di un antico cascinale, propone una cucina gourmet accanto a formule più informali, con hamburger e pinse. Ma la sua caratteristica principale resta il modello di inclusione: non un’attività assistenziale, bensì un vero ambiente di lavoro nel quale le persone con autismo possono sviluppare competenze, responsabilità e indipendenza.
La vicenda, raccontata da GreenMe, mostra come un messaggio condiviso al momento giusto possa trasformare la solidarietà digitale in partecipazione reale. In questo caso sono bastate poche ore perché una sala vuota diventasse il simbolo di una comunità pronta a sostenere concretamente un progetto di inclusione.
@Redazione Sintony News