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17 Settembre 2026

Ed Sheeran, caos nel tour: tutti gli artisti si ritirano dopo l’esclusione di Macklemore

La decisione legata alle posizioni del rapper su Gaza scatena l’effetto domino. Finneas, Lukas Graham, Aaron Rowe e Beoga rinunciano alle date in solidarietà con il collega

Il tour americano di Ed Sheeran finisce al centro di una bufera che intreccia musica, libertà di espressione e guerra a Gaza. Dopo l’esclusione di Macklemore dalle prossime date della tournée, tutti gli artisti di supporto hanno deciso di fare un passo indietro, annunciando il proprio ritiro in solidarietà con il rapper.

A lasciare il Loop Tour sono Finneas, musicista e produttore nonché fratello di Billie Eilish, il cantautore irlandese Aaron Rowe, la band danese Lukas Graham e il gruppo folk irlandese Beoga. Una serie di defezioni arrivate nel giro di poche ore e destinate a complicare la prosecuzione della parte americana della tournée.

La vicenda ha avuto origine dai concerti al MetLife Stadium, in New Jersey, dove Macklemore si è espresso pubblicamente a sostegno della popolazione palestinese. Durante una delle esibizioni il rapper ha pronunciato lo slogan “Free Palestine” e proposto Hind’s Hall, brano legato alle proteste studentesche filo-palestinesi nate negli Stati Uniti. Le sue parole hanno provocato dure reazioni e pressioni affinché non partecipasse alle successive date del tour.

Macklemore ha successivamente annunciato di essere stato escluso dalla tournée. Sulla vicenda è intervenuto anche Ed Sheeran, prendendo le distanze dalla decisione e precisando che l’allontanamento del rapper non sarebbe stato disposto da lui, ma dai promoter e dalle strutture che ospitano i concerti. Il cantautore britannico ha spiegato di aver cercato nei giorni precedenti una mediazione per evitare la rottura, senza però riuscire a trovare una soluzione.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Sheeran ha inoltre chiarito di non voler trasformare i propri concerti in luoghi di confronto politico. Pur definendo una tragedia la sofferenza provocata dal conflitto israelo-palestinese, ha rivendicato la scelta di utilizzare la propria musica come spazio di incontro per persone di culture e provenienze diverse, sottolineando allo stesso tempo di rispettare la volontà di Macklemore di esprimere pubblicamente le proprie convinzioni.

La spiegazione, tuttavia, non ha fermato gli altri artisti. Finneas ha motivato il ritiro sostenendo che chi prende posizione a favore di una popolazione che considera oppressa non debba essere messo a tacere. Anche Lukas Graham, Aaron Rowe e i Beoga hanno annunciato la rinuncia alle rispettive date, richiamando il diritto degli artisti a intervenire pubblicamente sul conflitto e sulla condizione dei civili palestinesi.

«Gli artisti non devono essere messi a tacere quando prendono posizione a favore degli oppressi», ha dichiarato Finneas.

«Avere più denaro degli altri non dà a nessuno il diritto di controllare la conversazione. Nessun conto in banca dovrebbe decidere chi può parlare o quali sofferenze ci è concesso riconoscere», sono state invece le parole di Lukas Graham.

Aaron Rowe ha spiegato la propria scelta affermando: «Noi irlandesi conosciamo fin troppo bene il genocidio, la carestia imposta e l’occupazione violenta. Non posso restare a guardare e permettere ai miliardari di usare la loro posizione di potere per mettere a tacere le voci legittime di chi denuncia il genocidio israeliano».

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

I Beoga hanno motivato così la rinuncia: «Come musicisti, suonare davanti a quelle folle ogni sera è il sogno di una vita, ma suonare in luoghi che mettono a tacere chiunque sostenga una Palestina libera semplicemente non è un'opzione per noi».

Al centro delle polemiche è finito anche Robert Kraft, proprietario dei New England Patriots e del Gillette Stadium. Kraft ha confermato la propria contrarietà a ospitare Macklemore, richiamando sia le recenti dichiarazioni del rapper sia precedenti episodi da lui giudicati offensivi nei confronti della comunità ebraica. Il promoter Messina Touring Group ha riferito che alcune strutture avevano comunicato che non avrebbero accettato la presenza dell’artista, con il rischio di compromettere diverse date della tournée.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Macklemore, dal canto suo, ha respinto l’accostamento tra le critiche rivolte al governo israeliano e l’antisemitismo, ribadendo che il suo intervento era rivolto alla situazione dei palestinesi a Gaza e in Cisgiordania e non contro la comunità ebraica.

Il rapper è tornato anche sulle parole pronunciate durante il concerto: «Pronunciare davanti a 90 mila persone le parole che, in qualche modo, sono diventate troppo pericolose da dire: “Free Palestine”. Se mi sono costate il palco, riportando però l'attenzione sulla Palestina, allora è stato il tour di maggior successo a cui abbia mai partecipato».

Il caso, partito dall’esclusione di un singolo artista, si è così trasformato in una crisi molto più ampia per la tournée di Ed Sheeran, riaccendendo anche nel mondo della musica internazionale il confronto sui limiti della libertà di espressione degli artisti quando dal palco entrano in gioco guerra, politica e diritti umani.

 

 

@Redazione Sintony News