
Il primo giorno di scuola non comincia più soltanto davanti al cancello con zaino, grembiule e qualche lacrima. Per molte famiglie parte con lo smartphone in mano: fotografie, video, post sui social e messaggi nei gruppi WhatsApp dei genitori. Abitudini ormai entrate nella quotidianità che, se gestite senza attenzione, possono però esporre bambini e ragazzi a rischi per la privacy e la sicurezza.
A richiamare l'attenzione delle famiglie è Guido Scorza, giurista esperto di tecnologia ed ex componente del Collegio del Garante per la protezione dei dati personali, che per Skuola.net ha elaborato un vero e proprio “galateo digitale” rivolto ai genitori. Dieci indicazioni che spaziano dalle fotografie del primo giorno di scuola all'intelligenza artificiale, passando per le chat di classe, i social e la tutela dell'intimità degli adolescenti.
Il primo invito riguarda proprio uno dei riti più diffusi di settembre: immortalare i figli davanti all'ingresso dell'istituto. Conservare una fotografia come ricordo è una cosa, pubblicarla immediatamente sui social è un'altra. Un'immagine può infatti contenere molte più informazioni di quanto sembri: nome della scuola, luogo frequentato quotidianamente, orari e abitudini del bambino.

La prudenza diventa ancora più importante quando nell'inquadratura compaiono altri minori. La regola indicata da Scorza è netta: prima di condividere fotografie o filmati dei figli degli altri occorre ottenere il consenso dei loro genitori. Un'immagine pubblicata online può essere copiata e diffusa e, una volta uscita dal controllo di chi l'ha caricata, eliminarla completamente può diventare molto difficile.
Lo stesso principio riguarda le fotografie realizzate e diffuse dalle scuole. All'inizio dell'anno gli istituti possono chiedere alle famiglie autorizzazioni per l'utilizzo delle immagini degli alunni su diversi canali, dal sito internet ai social fino alle pubblicazioni scolastiche. Secondo Scorza, i genitori dovrebbero poter scegliere liberamente a quali forme di diffusione acconsentire, senza che un eventuale rifiuto penalizzi il bambino nelle attività.
Altro terreno delicato sono le chat di classe. Nate per facilitare lo scambio di informazioni, possono rapidamente trasformarsi in un flusso continuo di notifiche, discussioni e contenuti che riguardano anche questioni private. Il suggerimento è stabilire fin dall'inizio poche regole condivise: quali argomenti affrontare, quali evitare e soprattutto quali orari rispettare, affidando agli amministratori il compito di mantenere la conversazione entro questi confini.

Voti, pagelle, difficoltà scolastiche, eventuali disturbi dell'apprendimento e punizioni dovrebbero invece rimanere fuori sia dai social sia dalle conversazioni collettive. Confrontarsi con altri genitori può essere utile, ma raccontare pubblicamente aspetti personali della vita scolastica significa creare una traccia digitale che riguarda prima di tutto il figlio e che potrebbe accompagnarlo negli anni.
Il galateo affronta poi un problema sempre più attuale: l'accesso precoce dei bambini a social network, servizi di messaggistica e piattaforme basate sull'intelligenza artificiale. Le diverse piattaforme prevedono requisiti di età che non sono tutti identici e possono dipendere anche dal servizio e dal Paese. Il punto, secondo Scorza, è non considerare lo smartphone una scorciatoia educativa e verificare sempre se un servizio sia realmente adatto all'età del figlio.
Da qui un'altra convinzione da superare: quella dei cosiddetti “nativi digitali”. Saper utilizzare rapidamente uno smartphone o un'applicazione non significa automaticamente comprendere i meccanismi della rete, riconoscere una manipolazione, proteggere i propri dati o individuare un interlocutore pericoloso. Il ruolo educativo degli adulti, quindi, non termina quando il figlio entra online.
Anche le vecchie raccomandazioni sugli sconosciuti devono essere aggiornate. Se un tempo il pericolo veniva rappresentato con la classica “caramella” offerta fuori dalla scuola, oggi contatti indesiderati e proposte allettanti possono arrivare attraverso videogiochi, social e applicazioni di messaggistica. Regali virtuali, richieste di amicizia e offerte apparentemente innocue possono diventare strumenti per conquistare la fiducia di un minore.

Particolarmente delicato è il capitolo dell'intimità digitale degli adolescenti. Il consiglio agli adulti è affrontare l'argomento senza fingere che lo scambio di contenuti intimi non esista, spiegando invece i rischi della diffusione non consensuale di immagini e video e indicando ai ragazzi a chi rivolgersi immediatamente quando un contenuto privato viene condiviso senza autorizzazione.
Infine l'intelligenza artificiale. I chatbot stanno entrando nella vita quotidiana dei più giovani non soltanto come strumenti per studiare, ma anche come interlocutori ai quali confidare pensieri e problemi personali. È proprio su questo punto che Scorza invita le famiglie a prestare particolare attenzione: un sistema di intelligenza artificiale può simulare una conversazione empatica, ma non è un amico, un partner o un professionista al quale affidare automaticamente le proprie fragilità.
Il ritorno sui banchi diventa così anche l'occasione per una nuova forma di educazione familiare. Proteggere bambini e adolescenti non significa tenerli lontani dalla tecnologia, ma insegnare loro a utilizzarla senza trasformare ogni momento della vita in un contenuto da pubblicare. E il primo esempio, prima ancora della scuola, arriva proprio dagli adulti.
@Redazione Sintony News