
La Sardegna del 2050 potrebbe essere un’Isola più vuota, più anziana e con un numero crescente di persone che vivono sole. È lo scenario che emerge dalle proiezioni demografiche elaborate sulla base degli ultimi dati Istat, che per la regione indicano una trasformazione molto più rapida e profonda rispetto alla media nazionale.
Il primo dato riguarda il numero dei residenti. Nel 2025 la popolazione sarda è pari a 1.554.945 persone, mentre tra venticinque anni potrebbe ridursi a 1.237.476. Significa perdere oltre 317mila abitanti, con una contrazione del 20,4%.
Una diminuzione nettamente superiore a quella prevista per l’intero Paese, pari al 6,8%, ma anche a quella del Mezzogiorno, stimata al 15,2%. Nel Nord, al contrario, la popolazione dovrebbe rimanere sostanzialmente stabile, con una flessione dell’1,3%.
A preoccupare non è soltanto lo spopolamento, ma il progressivo squilibrio tra le diverse generazioni. Gli over 65 rappresentano oggi il 27,4% della popolazione sarda. Nel 2050 potrebbero arrivare al 42,2%, portando la Sardegna al primo posto in Italia per incidenza degli anziani.

Attualmente il primato appartiene alla Liguria, con il 29,1%, ma nei prossimi decenni l’invecchiamento della popolazione sarda dovrebbe procedere a un ritmo decisamente più sostenuto. La media italiana degli ultrasessantacinquenni nel 2050 è prevista al 34,5%.
Crescerà sensibilmente anche il peso dei cosiddetti grandi anziani. Gli over 85 passeranno dal 4,1 all’8,9% della popolazione, anche in questo caso con la percentuale più elevata del Paese.
Il movimento opposto interesserà bambini e ragazzi. Gli under 15, già oggi appena il 9,8% dei residenti, potrebbero rappresentare nel 2050 soltanto il 7,1%, il valore più basso tra tutte le regioni italiane. Il risultato sarà una struttura demografica sempre più sbilanciata, con meno di un sardo su due in età lavorativa.

Sempre meno famiglie e nuclei più piccoli
Anche la composizione delle famiglie è destinata a cambiare. In Sardegna il numero dei nuclei dovrebbe raggiungere il suo massimo già nel 2027, con circa 756mila famiglie, per poi diminuire progressivamente fino a circa 682mila nel 2050.
Una dinamica diversa da quella nazionale, dove il numero delle famiglie è destinato a crescere ancora per diversi anni. Nell’Isola, invece, tra il 2025 e il 2050 è prevista una riduzione del 9,5%.
A diminuire sarà anche il numero medio dei componenti. Dai 2,06 per famiglia del 2025 si dovrebbe arrivare a 1,81 nel 2050, il dato più basso d’Italia. Le coppie con figli, oggi pari al 26,4% dei nuclei, potrebbero ridursi al 18%.
Parallelamente aumenteranno le famiglie formate da una sola persona. Oggi rappresentano già il 39,8% del totale, ma nel 2050 potrebbero raggiungere il 45,4%, percentuale che collocherebbe ancora una volta la Sardegna al vertice nazionale.
Particolarmente significativo il fenomeno tra gli anziani: gli over 65 che vivono soli potrebbero passare dagli attuali 138mila circa a quasi 190mila.
Le proiezioni non rappresentano naturalmente un destino inevitabile. L’evoluzione della popolazione nei prossimi decenni dipenderà dalle nascite, dai movimenti migratori e dalle politiche messe in campo per contrastare lo spopolamento e favorire la permanenza dei giovani sull’Isola.
I numeri, però, indicano una tendenza che pone già oggi questioni rilevanti. Una popolazione più anziana e dispersa sul territorio significa una maggiore richiesta di assistenza sanitaria e sociale, mentre la diminuzione di bambini, giovani e persone in età lavorativa potrebbe incidere sulla sostenibilità di scuole, trasporti e altri servizi.
La sfida sarà particolarmente delicata nei piccoli centri e nelle aree interne, dove lo spopolamento è già una realtà. Se le tendenze non cambieranno, nei prossimi venticinque anni la Sardegna non dovrà fare i conti soltanto con la perdita di centinaia di migliaia di residenti, ma con una trasformazione profonda del proprio equilibrio sociale ed economico.
@Redazione Sintony News