
Vorrebbero chiamarla Maria Stella, un nome scelto perché capace di evocare «luce e speranza». È così che le Suore Minime di Santa Clelia Barbieri di Bologna hanno idealmente accolto nella loro comunità la neonata trovata sabato 8 agosto all’interno della Culla per la Vita.
La piccola era stata lasciata nel dispositivo che consente a una madre in difficoltà di affidare un neonato in un luogo sicuro e protetto, garantendo un intervento immediato. L’allarme è scattato intorno alle 22.45 e due religiose sono corse a controllare.
Attraverso il monitor installato all’interno della struttura, le suore hanno visto che nella culla c’era realmente una bambina. L’hanno quindi presa con loro, accudita e coccolata mentre venivano attivati i soccorsi.

La neonata, raccontano le religiose, appariva pulita e ben curata e sarebbe venuta al mondo soltanto poche ore prima. È rimasta con le suore per circa mezz’ora, fino all’arrivo degli operatori del 118.
Dopo le prime verifiche, i sanitari l’hanno avvolta nelle coperte e trasferita al Policlinico Sant’Orsola di Bologna, dove è stata affidata al reparto di Neonatologia per tutti gli accertamenti necessari.
Nelle ore successive è arrivata la telefonata che le religiose aspettavano. I medici hanno comunicato che la bambina gode di ottima salute.
Per la comunità è stato un momento particolarmente intenso. In nove anni di attività della Culla per la Vita, infatti, è la prima volta che le suore si trovano ad accogliere concretamente un neonato.

In quei trenta minuti trascorsi insieme è nato inevitabilmente anche un legame. Le religiose considerano già la piccola parte della loro «famiglia spirituale» e da qui è nata l’idea di chiamarla Maria Stella, anche se naturalmente saranno le procedure previste dalla legge a stabilire il suo futuro.
La storia ha suscitato immediatamente grande emozione e alle suore sono arrivate numerose telefonate da parte di persone che chiedevano informazioni sulla possibilità di adottare la neonata.
Le religiose hanno però dovuto spiegare che non sono loro a gestire l’affidamento. Il loro compito si è concluso nel momento in cui la bambina è stata consegnata ai sanitari: l’eventuale percorso di adozione seguirà le procedure previste dalle autorità competenti.

La legge italiana tutela infatti il diritto di una donna a partorire in ospedale senza riconoscere il proprio bambino e garantisce al neonato assistenza e protezione. Nel caso della piccola trovata a Bologna, dovranno ora essere rispettati i tempi e gli adempimenti previsti prima dell’eventuale avvio del percorso verso una nuova famiglia.
Per le suore, intanto, resta il ricordo di quella mezz’ora trascorsa con una bambina arrivata improvvisamente nella loro comunità in una sera d’agosto. Una neonata che stava bene, affidata in un luogo sicuro e immediatamente soccorsa: esattamente la ragione per la quale, nove anni fa, quella Culla per la Vita era stata realizzata.
@Redazione Sintony News