
Con la fine dello sconto sulle accise, il costo di benzina e diesel è tornato a salire, ma secondo Federconsumatori gli aumenti registrati ai distributori non sarebbero giustificati dall’effettivo andamento del mercato petrolifero.
L’Osservatorio nazionale dell’associazione ha analizzato l’evoluzione delle quotazioni internazionali del greggio, il cambio tra euro e dollaro e l’attuale livello della tassazione, arrivando alla conclusione che i prezzi praticati agli automobilisti risultano sensibilmente più elevati rispetto a quelli ritenuti congrui.
Secondo le stime elaborate dall’organizzazione, il prezzo della benzina dovrebbe essere inferiore di circa 11 centesimi al litro, mentre per il diesel il divario arriverebbe a 18 centesimi. Una differenza che, oltre a incidere sul costo del rifornimento, avrebbe effetti anche sull’intera filiera dei consumi, considerato che la maggior parte delle merci in Italia viene trasportata su strada.

Federconsumatori calcola che ogni nucleo familiare debba sostenere circa 175 euro in più all’anno per il carburante, ai quali si aggiungono altri 159 euro legati al rincaro dei beni di largo consumo, con un impatto complessivo che pesa sensibilmente sul bilancio domestico.
L’associazione attribuisce parte della responsabilità alla scelta di interrompere il taglio delle accise in una fase ancora caratterizzata da tensioni internazionali e punta il dito anche contro possibili fenomeni speculativi. In particolare, viene contestato il cosiddetto meccanismo della “doppia velocità”, in base al quale i prezzi dei carburanti aumenterebbero rapidamente quando cresce il costo del petrolio, ma diminuirebbero molto più lentamente quando le quotazioni tornano a scendere.
Il presidente di Federconsumatori, Michele Carrus, sollecita un intervento più deciso da parte del Governo e delle autorità competenti per contrastare eventuali pratiche scorrette e rilancia una proposta avanzata da tempo dalle associazioni dei consumatori: eliminare l’applicazione dell’Iva sulle accise, definita una vera e propria “tassa sulla tassa” che finisce per gravare ulteriormente sulle spese delle famiglie.
@Redazione Sintony News