
Sette lavoratori hanno perso la vita in Sardegna nei primi cinque mesi del 2026. È quanto emerge dall’ultimo report dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega di Mestre, che analizza l’andamento degli incidenti mortali e degli infortuni in tutta Italia.
In base all’indice di incidenza della mortalità, calcolato sul numero di decessi in rapporto agli occupati, la Sardegna rientra nella cosiddetta “zona arancione”, che identifica le aree con un livello di rischio significativo. Nell’Isola si contano sette vittime sul lavoro da gennaio a maggio, un dato che la colloca a metà della graduatoria nazionale guidata dalla Lombardia. Tra le regioni del Mezzogiorno, numeri più elevati si registrano in Sicilia, Campania e Puglia.

A livello nazionale le vittime complessive sono 370, in lieve calo rispetto allo stesso periodo del 2025. Secondo il presidente dell’Osservatorio, Mauro Rossato, il dato conferma però la necessità di rafforzare prevenzione, formazione e controlli, soprattutto nei comparti più esposti.
Le categorie più a rischio restano i lavoratori stranieri, che registrano un’incidenza di mortalità oltre tre volte superiore rispetto agli italiani, mentre i settori con il maggior numero di incidenti sono costruzioni, trasporti, logistica e manifatturiero.
Preoccupa infine anche l’aumento degli infortuni denunciati: nei primi cinque mesi dell’anno in Italia sono stati oltre 261 mila, con una crescita del 5,5% rispetto allo stesso periodo del 2025.
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