
È terminato il 3 luglio il periodo di riduzione delle accise sui carburanti e, come previsto, benzina e gasolio sono tornati ai livelli ordinari di tassazione. Lo stop allo sconto, annunciato da tempo dal Governo e in linea con le indicazioni della Commissione europea, ha avuto effetti immediati sui prezzi alla pompa.
Secondo i dati diffusi dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il giorno successivo alla scadenza della misura il prezzo medio nazionale in modalità self service è salito a 1,820 euro al litro per la benzina e a 1,899 euro per il gasolio, con aumenti di quasi due centesimi rispetto alla giornata precedente. Rialzi anche sulla rete autostradale, dove i listini hanno registrato un ulteriore incremento.
Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha spiegato che la decisione di non prorogare lo sconto è legata al calo registrato nelle ultime settimane sui mercati internazionali dei carburanti. Il Governo, ha aggiunto, continuerà comunque a monitorare l'evoluzione della situazione geopolitica, in particolare gli sviluppi nell'area dello Stretto di Hormuz, riservandosi eventuali nuovi interventi in caso di tensioni sui prezzi.
La riduzione delle accise, in vigore dal 7 giugno al 3 luglio, garantiva uno sconto complessivo di circa 6 centesimi al litro, Iva compresa. Con il ritorno alla tassazione piena, il costo di un pieno aumenta di circa 3 euro rispetto alle settimane precedenti.
La fine dell'agevolazione riporta inoltre l'Italia ai vertici della classifica europea per il peso della fiscalità sul gasolio e tra i Paesi con la tassazione più elevata anche sulla benzina. Al netto di accise e Iva, invece, i prezzi dei carburanti italiani restano sostanzialmente in linea con quelli delle altre principali economie europee.
Nel frattempo cresce anche la tensione tra i gestori degli impianti di distribuzione. Le organizzazioni di categoria hanno proclamato lo stato di mobilitazione e non escludono una chiusura prolungata delle stazioni di servizio, chiedendo una rapida riforma del settore e maggiori strumenti per contrastare il commercio illecito di carburanti, fenomeno che, secondo le associazioni, sottrae ogni anno miliardi di euro al fisco e rende più difficile intervenire strutturalmente sul peso delle accise.
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