
I pubblici esercizi continuano a rappresentare un presidio fondamentale di socialità, sicurezza e vitalità economica per le città italiane, ma il settore sta attraversando una profonda trasformazione che richiede una programmazione attenta e di lungo periodo.
È quanto emerge dall’indagine “Pubblici esercizi e movida. La demografia d’impresa nei centri storici”, realizzata da FIPE-Confcommercio insieme al Centro Studi Guglielmo Tagliacarne, che evidenzia come negli ultimi dieci anni il comparto abbia perso quasi 10.000 imprese (-3,7%), con un calo particolarmente marcato dei bar (-18,2%), compensato solo in parte dalla crescita dei ristoranti e delle nuove formule di somministrazione.
Se il Mezzogiorno continua a mostrare una maggiore vivacità rispetto ad altre aree del Paese, anche il Sud Sardegna deve confrontarsi con cambiamenti profondi che stanno modificando il volto dei centri storici.

Secondo i dati elaborati dalla Camera di Commercio di Cagliari-Oristano e presentati nel corso del convegno “Centri storici - analisi e futuro”, organizzato da Confcommercio Sud Sardegna, negli ultimi quindici anni nel centro storico di Cagliari hanno chiuso circa 1.200 imprese commerciali, mentre negli ultimi trent’anni il capoluogo ha perso circa 35 mila residenti. Parallelamente sono aumentate di 735 unità le attività legate alla ristorazione e all’ospitalità, con 511 nuovi bar e ristoranti e 224 strutture ricettive in più.
Una trasformazione che, secondo Confcommercio Sud Sardegna, sta progressivamente modificando l’identità commerciale della città, con il rischio di una crescente specializzazione turistica a discapito dei servizi di prossimità, del commercio tradizionale e dell’equilibrio tra imprese, residenti e visitatori.

“I numeri ci dicono che il problema non è la crescita della ristorazione, che rappresenta un valore aggiunto per il territorio, ma la perdita di equilibrio nei nostri centri storici”, afferma Emanuele Frongia, presidente di FIPE Confcommercio Sud Sardegna. “Quando chiudono negozi di vicinato, botteghe artigiane e attività storiche, il centro perde funzioni essenziali per chi lo vive ogni giorno. Non possiamo affrontare questi fenomeni soltanto con ordinanze emergenziali o limitazioni agli orari: servono strumenti di pianificazione urbana e commerciale che governino lo sviluppo delle attività e valorizzino le imprese che investono in qualità, occupazione e decoro”.
L’indagine nazionale evidenzia inoltre come la crescita incontrollata dei take away e delle attività prive di servizio stia contribuendo, in molte città italiane, ad alimentare fenomeni di malamovida, con ricadute in termini di rumore, rifiuti e degrado urbano. Per FIPE la risposta non può essere rappresentata esclusivamente da provvedimenti restrittivi, ma da una vera politica di governo del territorio capace di prevenire gli squilibri.

“Cagliari ha già perso circa 1.200 attività commerciali e decine di migliaia di residenti”, conclude Frongia. “Sono dati che devono far riflettere. I pubblici esercizi sono parte della soluzione e non del problema. Per questo chiediamo alle amministrazioni di costruire, insieme alle associazioni di categoria, una strategia che favorisca un mix commerciale equilibrato, restituisca attrattività ai centri storici e renda le nostre città sempre più vivibili sia per chi le abita sia per chi le visita”.
Per FIPE Confcommercio Sud Sardegna la sfida dei prossimi anni sarà quella di coniugare sviluppo economico, qualità urbana e sostenibilità sociale, evitando che i centri storici si trasformino in semplici destinazioni turistiche e preservandone il ruolo di luoghi vissuti, abitati e ricchi di servizi per la comunità.
@Redazione Sintony News