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29 Maggio 2026

La deputata Brambilla indagata a Milano per false fatturazioni

La deputata e conduttrice di un programma su Rete4 «Dalla parte degli animali» è indagata anche per evasione fiscale sull'Iva. Come funzionava il meccanismo tra associazione per gli animali, lo show televisivo e la deputata secondo la procura di Milano

Un presunto collaudato sistema di triangolazione finanziaria ideato per far confluire fondi commerciali direttamente nelle tasche di una parlamentare della Repubblica. È l'ipotesi attorno a cui ruota la pesante inchiesta della Procura di Milano che vede indagata per frode fiscale ed evasione dell'Iva l'onorevole Michela Vittoria Brambilla, deputata di Noi Moderati e nota paladina dei diritti degli animali.

Il Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza e gli agenti della Squadra Mobile hanno eseguito un decreto di perquisizione che ha interessato le città di Milano, Torino e Roma. I controlli hanno preso di mira la sede centrale dell'Enci (Ente Nazionale Cinofilia Italiana) e tre diverse case di produzione televisiva. L'attività investigativa, coordinata dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e dai pm Antonio Pansa e Giancarla Serafini, sotto la direzione del procuratore capo Marcello Viola, non ha toccato direttamente la parlamentare, ma ha blindato i documenti contabili dei soggetti giuridici a lei collegati.

False fatture per 1,5 milioni per il programma tv sugli animali, indagata  Michela Vittoria Brambilla

Al centro degli accertamenti della magistratura milanese c'è un pacchetto di fatture emesse tra il 2020 e il 2026 per un valore complessivo di circa 1,5 milioni di euro. Si tratta delle somme stanziate dall'Enci per sponsorizzare la trasmissione televisiva “Dalla parte degli animali”, condotta e ideata dalla stessa Brambilla.

Secondo la tesi degli inquirenti, le società cinematografiche e di produzione avrebbero operato come semplici «strutture interposte», scatole svuotate del loro reale valore economico il cui unico scopo sarebbe stato quello di girare la quasi totalità del flusso di denaro pubblico alla deputata.

Nel solo triennio compreso tra il 2020 e il 2023, l'Enci ha versato alle case di produzione 976mila euro. Una cifra che i pubblici ministeri definiscono «sostanzialmente sovrapponibile» ai 937mila euro che la Brambilla ha poi fatturato a quelle stesse aziende.

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Per la Procura, il fatto che i produttori non abbiano trattenuto quasi nulla per l'effettiva realizzazione del programma televisivo dimostra l'inesistenza delle attività economiche dichiarate nelle fatture: l'onorevole avrebbe incassato circa il 90% del budget complessivo, lasciando solo le briciole alle reali esigenze tecniche della trasmissione.

Il registro degli indagati conta al momento almeno sei nomi. Oltre a Michela Vittoria Brambilla, che deve difendersi da ben sei capi d'imputazione, compare il presidente dell'Enci, Espedito Massimo Muto, insieme agli amministratori legali delle società di produzione coinvolte nel giro di denaro.

Secondo l'impianto accusatorio dei magistrati, il presidente Muto avrebbe agito con il fine deliberato di «far affluire risorse economiche all’onorevole Brambilla». L'annotazione in contabilità di queste presunte fatture per operazioni inesistenti avrebbe garantito all'Enci un duplice vantaggio illecito: giustificare contabilmente le ingenti somme di denaro in uscita verso le case di produzione e  abbattere l'imponibile fiscale attraverso la deduzione di costi legati a prestazioni che, per i magistrati, non sono mai state eseguite nei termini dichiarati.

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L'intera inchiesta milanese affonda le sue radici nelle rivelazioni giornalistiche della trasmissione Report, in onda su Raitre, che circa un anno fa aveva sollevato forti dubbi sulla regolarità e sull'opportunità dei contratti di sponsorizzazione tra l'ente cinofilo e la trasmissione tv.

Il nodo giuridico cardine ruota attorno alla natura stessa dell'Enci: pur essendo un'associazione regolata dal diritto privato, esercita per legge funzioni di chiara natura pubblicistica. Di conseguenza, la gestione e il dirottamento dei suoi fondi sono sottoposti a vincoli e controlli rigorosi. Il collegio difensivo degli indagati è composto dagli avvocati Antonio Tomaso Pisapia, Luca Olivetti, Alessandro Diddi e Daniele Pezza, attesi ora al confronto con il materiale sequestrato dalle Fiamme Gialle.

 

 

@Redazione Sintony News