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29 Maggio 2026

Delitto di Garlasco, la Procura ordina una perizia psichiatrica per Sempio

I consulenti della difesa: «Ricostruzione dei pm smentita dalla scena del crimine»

Nuovi, importanti sviluppi nell'inchiesta bis sull'omicidio di Chiara Poggi, che vede iscritto nel registro degli indagati il trentenne Andrea Sempio. Con una nota ufficiale siglata dal procuratore capo Fabio Napoleone, la Procura di Pavia ha annunciato il conferimento di un incarico periziale al professor Roberto Catanesi, noto psichiatra e medico legale. L'obiettivo della consulenza tecnica è quello di analizzare e quantificare l'eventuale presenza di «condizioni patologiche idonee a incidere sulla capacità di intendere e di volere» dell'indagato al momento dei fatti.

La mossa della Procura arriva a ridosso della chiusura delle indagini dello scorso 7 maggio e in vista di una probabile richiesta di rinvio a giudizio. Una tempistica che si incrocia con la forte controffensiva della difesa di Sempio. Gli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia hanno infatti depositato una serie di relazioni tecniche per smontare i pilastri dell'accusa e dimostrare l'innocenza del proprio assistito, oggi indagato per il delitto per il quale Alberto Stasi sta già scontando una condanna definitiva a 16 anni.

Delitto di Garlasco, Sempio: «Ho temuto l'arresto, ma sono pronto ad  affrontare tutto»

La ricostruzione della Procura ipotizza che il killer, dopo l'aggressione e dopo essersi ripulito le mani nel lavello della cucina, sia ritornato verso le scale per controllare il corpo di Chiara. Una tesi definita «poco coerente con il quadro delle evidenze fisiche» da Armando Palmegiani, esperto di scena del crimine e consulente della difesa per la Bloodstain Pattern Analysis (Bpa, la scienza che studia la geometria delle tracce di sangue).

Secondo lo studio criminologico di Palmegiani, la sequenza dei movimenti dell'assassino fu radicalmente diversa:

Ho fatto cose talmente brutte” è la confessione di Sempio? Il profilo  psicologico e i bias di conferma

Subito dopo il delitto, l'aggressore si sarebbe diretto non in cucina, ma nel bagno di fronte alla rampa delle scale, per verificare allo specchio la presenza di macchie sui propri vestiti o sul viso e lavarsi sommariamente. Lì avrebbe utilizzato un asciugamano per asciugarsi le mani e per avvolgere l'arma del delitto, scongiurando così il rischio di lasciare ulteriori gocce di sangue sul pavimento durante la fuga.

La difesa evidenzia che un lavaggio nel lavandino della cucina non è supportato da prove oggettive, vista la totale assenza di reazioni al luminol o di tracce ematiche nel sifone dello scarico.

L'ingresso in cucina sarebbe avvenuto esclusivamente per un motivo logico: cercare un sacchetto o un contenitore per occultare l'arma e l'asciugamano sporco, prima di guadagnare definitivamente l'uscita principale.

La relazione di Palmegiani attacca inoltre gli elementi dattiloscopici, sostenendo che la famosa "impronta palmare numero 33" repertata dagli inquirenti manchi totalmente dei requisiti minimi di nitidezza necessari per una corretta identificazione, risultando di fatto inutilizzabile per un confronto con Sempio.

Impronta di Sempio vicino al cadavere di Chiara Poggi - La Stampa

A supportare la linea difensiva interviene anche la perizia medico-legale firmata dal dottor Sabino Pelosi. La relazione contrasta nettamente le valutazioni espresse dal consulente del pubblico ministero, la celebre anatomopatologa Cristina Cattaneo, la quale aveva ipotizzato un'agonia e una dinamica complessiva della durata di circa 15 o 20 metri.

Per Pelosi, la sequenza omicidiaria è stata drammaticamente più rapida, «violenta» e concentrata nel tempo. Chiara Poggi sarebbe sopravvissuta all'azione del suo assassino soltanto per pochissimi minuti. L'analisi medica esclude la presenza di lesioni da difesa, sia attive che passive, segno che la giovane non avrebbe avuto il tempo di ingaggiare una lotta prolungata né di accennare a una fuga lucida.

Le ferite contusive riscontrate sulla vittima vengono giudicate pienamente compatibili con i colpi inferti da un martello. Tuttavia, la difesa definisce "insufficiente" l'intera ricostruzione del pm, contestando il fatto che quest'ultima non integri in modo logico e scientifico lo studio delle macchie di sangue con i reali punti di trascinamento del corpo e le diverse fasi dell'aggressione all'interno della villetta di Garlasco.

 

@Redazione Sintony News