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16 Maggio 2026

Jet fuel, priorità alla Sardegna: il Senato approva il piano salva-voli

La commissione Finanze ha dato parere favorevole ai provvedimenti presentati dai senatori del Pd Marco Meloni e Antonio Nicita su Ets e carburante

Un doppio scudo per proteggere la mobilità delle isole maggiori dai venti di crisi energetica e dai rincari della transizione ecologica. Il Senato ha dato il via libera a due ordini del giorno, presentati dai senatori del Pd Marco Meloni e Antonio Nicita, che impegnano ufficialmente l’esecutivo a intervenire su due fronti vitali per la Sardegna e la Sicilia: l’approvvigionamento dei carburanti e l'abbattimento dei costi dei trasporti marittimi.

I provvedimenti, approvati in commissione Finanze durante l'esame del decreto fiscale, arrivano in un momento di forte incertezza, con i prezzi dei biglietti aerei e navali che minacciano di isolare ulteriormente i territori insulari.

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Il primo impegno riguarda la sicurezza energetica. L’idea è semplice quanto strategica: in caso di crisi internazionale delle scorte, una quota del carburante raffinato negli impianti sardi e siciliani deve essere destinata prioritariamente ai porti e agli aeroporti delle due regioni.

«Sardegna e Sicilia raffinano oltre la metà del petrolio nazionale spiega il senatore Marco Meloni —. Sarebbe un paradosso se proprio questi territori, che non hanno alternative alla macchina per spostarsi verso il continente, rimanessero a secco». L'obiettivo è vincolare colossi della raffinazione, come la Saras, a trattenere una parte della produzione per garantire la continuità dei collegamenti. «Non posso prendere l'auto per andare a Roma se tagliano un volo per mancanza di carburante: per noi la mobilità è un diritto costituzionale, non solo una variabile di mercato».

Il secondo fronte di intervento riguarda la tassa europea sulle emissioni (ETS), che sta facendo lievitare i costi del trasporto marittimo. Il Governo si è impegnato a istituire, per il triennio 2026-2028, un credito d'imposta pari al 100% dei maggiori costi sostenuti dalle compagnie per le tratte da e per le isole.

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Il rischio, già parzialmente realtà, è che i costi della transizione ecologica ricadano interamente sulle tasche dei passeggeri e delle imprese. «Abbiamo visto biglietti schizzare a 1.600 euro e autotrasportatori disperati denuncia Meloni —. Se il costo del trasporto sale, i prezzi dei beni nei supermercati sardi diventano più alti rispetto al resto d’Italia». La misura punta a neutralizzare questo sovraccarico fiscale, a patto però che le compagnie trasferiscano il beneficio agli utenti abbassando le tariffe.

Nonostante la soddisfazione per il segnale politico, resta la cautela. Gli ordini del giorno, infatti, impegnano il governo ma non sono ancora leggi effettive. «Vigileremo affinché questi impegni si traducano subito in decreti concreti — conclude Meloni —. La Sardegna non può essere trattata come un territorio qualunque: la nostra mobilità deve essere garantita a condizioni comparabili a quelle di chi può percorrere una strada statale o un’autostrada».

Dopo la bocciatura di alcuni emendamenti più stringenti, la palla passa ora a Palazzo Chigi, chiamato a dimostrare nei fatti la volontà di abbattere le barriere dell'insularità.

 

 

@Redazione Sintony News